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Quali sono le funzioni del caregiver informale?

Le principali funzioni del caregiver informale sono:

-  accompagnare il malato nei luoghi di cura oppure prestargli assistenza in ospedale;

-  tenere i rapporti con i medici e facilitare la comunicazione tra loro e il paziente;

-  aiutare il malato a prendere le medicine per assicurare il pieno rispetto delle prescrizioni e a gestire gli eventuali effetti collaterali;

-  aiutare (se necessario) il malato a svolgere le principali attività della vita quotidiana (dall’igiene personale alle esigenze pratiche di fare la spesa o le faccende domestiche, provvedere a pagamenti, ecc.);

-  fornirgli sostegno morale e psicologico e, in caso di necessità, anche economico.

Accompagnare nei luoghi di cura

La presenza del familiare alle visite mediche è importante per il malato perché gli assicura non solo la piena comprensione delle informazioni sulla diagnosi o sui trattamenti, ma anche un fondamentale sostegno emotivo. Il familiare potrà aiutare il malato a ricordare le informazioni ricevute dopo il ritorno a casa o tutte le volte che sarà necessario. Per questo è importante che il caregiver ponga al medico curante tutte le domande che ritiene necessarie per fugare ogni dubbio.

Altrettanto importante è che il caregiver comprenda bene le terapie cui il malato deve sottoporsi, in modo che possa agevolare la piena adesione al piano terapeutico. Il mancato rispetto delle prescrizioni, ad esempio prendere le medicine agli orari sbagliati o in quantità diverse da quelle indicate, può influire sull’efficacia delle terapie e mettere a rischio la salute del paziente. Ciò vale soprattutto nel caso degli anziani, che spesso, oltre al tumore, hanno anche altri problemi (problemi cardiovascolari, respiratori, ecc.) e assumono contemporaneamente più terapie, con conseguenti maggiori difficoltà nella gestione delle cure.

Il rapporto con il medico curante

È importante che il caregiver sviluppi un buon rapporto con l’oncologo, che, da parte sua, può facilitare il compito del familiare, fornendogli le informazioni utili relativamente alla malattia e alle sue conseguenze per il paziente, alle terapie e agli esiti attesi, agli effetti collaterali e al modo migliore per controllarli, alle eventuali complicanze.

Altrettanto importante è il rapporto con il medico di base che conoscendo il paziente e la sua storia clinica, può chiarire eventuali dubbi, spiegare le modalità di esecuzione degli esami diagnostici e, durante il periodo dei trattamenti, può essere di supporto nell’indicare i rimedi per affrontare gli effetti collaterali.

Comunicare le informazioni sulla malattia e sui trattamenti

Prima di comunicare al paziente anziano le informazioni che riguardano la malattia e i trattamenti che questa richiede, è bene che il caregiver condivida con l’oncologo quali siano le modalità più opportune, con particolare riferimento alla scelta dei tempi e a che cosa comunicare, in modo che il paziente non sia ‘travolto’ da queste notizie.

Spesso, infatti, per un eccesso di protezione, peraltro frequentemente non condiviso né sollecitato dal paziente, il caregiver tende a sostituirsi al paziente, non rivelandogli alcune informazioni sulla sua salute o effettuando al suo posto delle scelte terapeutiche. Tuttavia, quest’eccesso di protezione nei confronti del paziente è più legato al timore da parte del caregiver di non sapersi confrontare con l’impatto emotivo che l’informazione potrebbe avere sul malato che alla reale conoscenza della volontà del paziente di essere o non essere informato o alla sua capacità di comprendere e gestire informazioni mediche. Quest’aspetto va considerato con molta attenzione: nascondere le informazioni quando il malato desidera sapere rischia di impedirgli di condividere paure e dubbi sulla propria malattia, relegandolo in uno stato di isolamento.

Tenendo presente che ogni paziente ha il diritto di essere informato e che prima di procedere a qualunque trattamento il medico ha il dovere di spiegargli dettagliatamente lo scopo, le modalità e le conseguenze che questo potrebbe avere per ottenere il suo consenso consapevole, il caregiver deve valutare con i medici se le condizioni del paziente, anche dal punto di vista psicologico, sono tali da consentire di rivelargli tutte le informazioni e comprendere la sua volontà rispetto all’essere informato.

 

Informazioni aggiuntive

Letto 4250 volte Ultima modifica il Lunedì, 27 Marzo 2017

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