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Permessi e congedi lavorativi

I permessi e i congedi dal lavoro di cui possono usufruire i lavoratori riconosciuti invalidi o con handicap grave e i familiari che li assistono sono regolamentati da norme specifiche[1]. I permessi e i congedi sono i seguenti:

Domanda: Deve essere presentata al datore di lavoro e/o all’ente di previdenza cui si versano i contributi secondo le modalità richieste, in alcuni casi esclusivamente per via telematica (vedi Procedura telematica INPS).

a. Permessi lavorativi: ottenuto il riconoscimento dello stato di handicap in situazione di gravità, sia il lavoratore con disabilità sia il familiare che lo assiste possono usufruire di permessi retribuiti con i seguenti limiti [4]:

  • per il lavoratore con disabilità: a scelta 2 ore giornaliere o 3 giorni mensili [5].;
  • per il familiare: 3 giorni mensili frazionabili in ore [6] , secondo l’ordine di priorità descritto nella tabella che segue:

A

  

Coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente di fatto, il genitore, i parenti o affini entro il 2° grado (figli, nipoti, nonni, suoceri, generi/nuore, cognati)

Lavoratore dipendente (anche se con rapporto di lavoro part time) che si prende cura della persona malata portatrice di handicap in situazione di gravità,  a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno, salvo casi eccezionali [7]

   Parenti e affini di 3° grado (zii e nipoti, bisnonni e pronipoti)  In presenza delle stesse condizioni descritte al punto A, ma solo nel caso in cui le persone indicate al punto A siano mancanti, decedute o affetti da patologie invalidanti o abbiano compiuto i 65 anni di età.

I permessi per il familiare che si prende cura del malato possono essere fruiti da un solo lavoratore dipendente (cosiddetto referente unico) per ciascuna persona in stato di handicap grave [8], mentre è ammesso, con alcune limitazioni, che il familiare lavoratore possa assistere più persone in stato di handicap grave [9].

I permessi lavorativi possono essere richiesti anche per assistenre un familiare portatore di handicap che vive lontano dal luogo di residenza del lavoratore; non sono, infatti, più richiesti i requisiti di ‘continuità ed esclusività’ dell’assistenza [10]. Nel caso in cui tale distanza sia maggiore di 150 km, è necessario dimostrare documentalmente il viaggio effettuato per portare assistenza [11].

Per i lavoratori a tempo parziale i permessi sono ridotti in proporzione all’orario di lavoro. I permessi non utilizzati nel mese di competenza non possono essere fruiti nei mesi successivi.


b. Permessi lavorativi per eventi e cause particolari: il lavoratore ha il diritto di usufruire di un permesso retribuito di 3 giorni lavorativi all'anno per decesso o documentata grave infermità del coniuge, di un parente entro il secondo grado o del convivente a condizione che possa adeguatamente documentare la stabile convivenza con l’assistito [12].

c. Congedo per cure agli invalidi (Congedo retribuito di 30 giorni all’anno per cure): il riconoscimento di un’invalidità superiore al 50% dà diritto a 30 giorni all'anno (anche non continuativi) di congedo (retribuito secondo il regime delle assenze per malattia e, pertanto, se non diversamente previsto dal vostro contratto, a carico del datore di lavoro) per cure mediche connesse con lo stato di invalidità [13].

I giorni di congedo per cure si sommano ai giorni di malattia previsti dal CCNL di categoria e, pertanto, non vanno computati ai fini del periodo di comporto.

Domanda:
I giorni di congedo per cure sono concessi dietro presentazione di idonea documentazione che attesti la necessità di sottoporsi a trattamenti terapeutici connessi all'invalidità e, quindi, al tumore. In caso di trattamenti continuativi, come alcune terapie antitumorali, l'interessato può presentare anche un'unica attestazione cumulativa a giustificazione delle assenze dal lavoro.

d. Congedo straordinario biennale retribuito: Il lavoratore dipendente che si prende cura del malato portatore di handicap in situazione di gravità ha diritto a un periodo di congedo straordinario retribuito, continuativo o frazionato, fino a un massimo di 2 anni [14] secondo l’ordine di priorità descritto nella tabella che segue:

 

Ordine di priorità degli aventi diritto

Requisiti e condizioni

A     

Coniuge o la parte dell’unione civile, solo se conviventi

Convivenza con la persona malata portatrice di handicap in situazione di gravità.

B

Genitore biologico o adottivo, anche se non convivente

Solo nel caso in cui le persone indicate al punto A siano mancanti, decedute o affette da patologie invalidanti

C

Uno dei figli, solo se convivente

Solo nel caso in cui le persone indicate ai punti A e B siano mancanti, decedute o affette da patologie invalidanti

D

Uno dei fratelli o delle sorelle, solo se conviventi

Solo nel caso in cui le persone indicate ai punti A, B e C siano mancanti, decedute o affette da patologie invalidanti

E

Un parente o affine entro il terzo grado, solo se convivente

Solo nel caso in cui le persone indicate ai punti A, B, C e D siano mancanti, decedute o affette da patologie invalidanti

In caso di mancanza o decesso del coniuge o nel caso in cui quest'ultimo sia affetto da patologie invalidanti, il diritto al congedo straordinario è riservato, nell’ordine ai genitori, anche adottivi e non conviventi, al figlio convivente, al fratello o alla sorella conviventi con il portatore di handicap grave.

Il congedo straordinario biennale retribuito è fruibile da un solo familiare lavoratore per ciascun malato portatore di handicap grave ed è riconoscibile per la durata massima complessiva di due anni nell'arco della vita lavorativa tra tutti gli aventi diritto e per ciascuna persona con handicap grave [15]. Ciò significa che per assistere ogni persona con disabilità sono ammessi solo due anni di congedo e che ciascun familiare lavoratore non può fruire complessivamente di più di due anni di congedo, - sia esso “straordinario” (retribuito) che “per gravi motivi familiari” (non retribuito). Se, ad esempio, il familiare lavoratore ha usufruito di 10 mesi di congedo non retribuito, gli restano a disposizione per il congedo straordinario retribuito solo i restanti 14 mesi.

Se la persona da assistere è ricoverata a tempo pieno, il congedo può essere concesso soltanto nel caso in cui i sanitari della struttura presso la quale è degente richiedano la presenza del familiare (cosiddetto referente unico) per l'assistenza  [16]. Dal 1° gennaio 2012, la domanda di congedo straordinario deve essere inoltrata all’INPS per via telematica (vedi Procedura telematica INPS).
Nel caso in cui lo stato di handicap grave sia stato riconosciuto per un periodo limitato il congedo può essere fruito entro la scadenza temporale indicata nel verbale dell’ASL/INPS.

Il trattamento economico comprende un'indennità pari alla retribuzione percepita nell'ultimo mese prima del congedo fino ad un massimo stabilito per legge e aggiornato dagli indici ISTAT. Il periodo di congedo è coperto da contribuzione figurativa ma non rileva ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto  [17].

e. Congedo biennale non retribuito per gravi motivi familiari: il lavoratore dipendente pubblico o privato ha diritto a un periodo di congedo non retribuito, continuativo o frazionato, per gravi e documentati motivi familiari fino a un massimo di 2 anni, durante i quali conserva il posto di lavoro, ma non può svolgere alcuna attività lavorativa [18].



[1] L.183/2010, cosiddetto Collegato lavoro, e dal D. lgs. 119/2011 di attuazione della delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi; Circolare INPS n.32 del 6/3/2012.

[2] L.104/1992.

[3] L. 53/2000.

[4] Secondo l’art. 33, co. 3, L. 104/1992 come modificato dall'art. 24 della L.183/2010 (Collegato Lavoro) e coordinato con le norme introdotte dalla L76/ 2016 (c.d. legge Cirinnà) e dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 213 del 5 luglio 2016 come specificato nella Circ. Inps 38/2017.

[5] Art. 33 co. 6, L. 104/1992.

[6] La frazionabilità, però, non è prevista per legge e quindi non è valevole per tutti i lavoratori che si prendono cura del familiare malato. Esistono due differenti regimi che regolamentano la frazionabilità in ore dei tre giorni di permesso L. 104/92. Mentre INPS la prevede espressamente (Messaggi INPS 15995/07 e 16866/2007), nel pubblico impiego si rimanda alle previsioni dei contratti collettivi di categoria che, qualora la contemplino, devono anche regolamentarla (circolare Dip. Funzione Pubblica n.13/2010).

[7] Circ. n. 13/2010 Dipartimento della Funzione Pubblica e Circ. INPS: n.155/2010, n. 45/2011 e n.32/2012. Anche in caso di ricovero, il familiare può fruire dei 3 giorni di permesso per necessità del disabile di recarsi fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite o terapie oppure per assistenza al ricoverato in coma vigile e/o in situazione terminale oppure nel caso di un minore per il quale sia documentato dai sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare. La ricorrenza delle situazioni eccezionali di cui sopra dovrà naturalmente risultare da idonea documentazione medica che gli uffici sono tenuti a valutare.

[8] Più lavoratori dipendenti non possono fruire dei permessi lavorativi ex lege 104/92 per assistere la stessa persona affetta da handicap grave (art. 33 co. 3 Legge 104/1992 come modificato dall’art. 24 co. 1 lett. a), L. 183/2010), con l’eccezione dei genitori anche adottivi che possono fruirne alternativamente, anche in maniera continuativa nel corso del mese, nei confronti del figlio (art. 33 co. 3 della Legge 104/1992 come modificato dall’art. 4 co.1 lett.a), D.lgs 119/2011).

[9] Art. 33 comma 3, L. 104/1992 ultimo periodo introdotto dall’art. 6 del D.lgs. 119/11: “Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti”.

[10] L. 183/2010

[11] Art. 33 co. 3 bis,  L. 104/1992 introdotto dall’art. 6 del D.lgs. 119/2011.

[12] Art. 4 co. 1, L. 53/2000.

[13] Art. 7 D. Lgs. 119/2011 cosiddetto di attuazione della legge delega 183/2010 al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi. Questa disposizione ha sostituito due norme la cui validità era stata confermata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali su richiesta di Aimac nel 2004.

[14] Art. 42 co. 5, D. lgs. 151/2001 come sostituito dall’art. 4 del D.Lgs, 119/2011 e coordinato con le norme introdotte dalla L.76/2016 (c.d. Legge Cirinnà).

[15] Art. 42 co. 5 bis, D. lgs. 151/2001 aggiunto dall’art. 4 del D.Lgs, 119/2011

[16] Circ. INPS n. 32/2012 e circ. Dipartimento Funzione Pubblica n. 1/2012.

[17] Circ. INPS n. 32/2012 e circ. Dipartimento Funzione Pubblica n. 1/2012.

[18] Art. 4, co. 2 L. 53/2000: “I dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati possono richiedere, per gravi e documentati motivi familiari, fra i quali le patologie (acute e croniche di natura anche neoplastica individuate con successivo decreto ministeriale - Dipartimento per la Solidarietà Sociale, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 21 luglio 2000, n. 278, art. 2) […] un periodo di congedo, continuativo o frazionato, non superiore a due anni. Durante tale periodo il dipendente conserva il posto di lavoro, non ha diritto alla retribuzione e non può svolgere alcuna attività lavorativa.”.

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Letto 143061 volte Ultima modifica il Lunedì, 15 Ottobre 2018

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