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Assegno ordinario di invalidità

Il lavoratore dipendente, autonomo o parasubordinato iscritto all'INPS, ha diritto all'assegno ordinario di invalidità a condizione che:

  • sia affetto da infermità fisica o mentale tale da ridurre permanentemente la capacità lavorativa, in occupazioni confacenti alle sue attitudini, a meno di un terzo;
  • sia iscritto all'INPS da almeno 5 anni;
  • abbia un'anzianità contributiva di almeno 5 anni, anche non continuativi (260 contributi settimanali), di cui almeno 3 anni (156 settimane) versati nel quinquennio precedente la domanda di assegno ordinario di invalidità.

Il diritto all'assegno ordinario di invalidità è riconosciuto anche se l'invalidità è preesistente al rapporto assicurativo, purché successivamente vi sia stato un peggioramento delle condizioni di salute o siano insorte nuove infermità [1].

L'assegno ordinario d'invalidità:

  • non è reversibile ai superstiti;
  • al raggiungimento dell'età pensionabile e in presenza dei requisiti di assicurazione e contribuzione, l'assegno si trasforma in pensione di vecchiaia;
  • è compatibile con l'attività di lavoro dipendente o autonomo;
  • è incompatibile con l'indennità di mobilità e con i trattamenti di disoccupazione (l'interessato ha facoltà di optare, all'atto della domanda, tra i diversi trattamenti scegliendo quello ritenuto più vantaggioso).

Domanda: deve essere presentata all’INPS esclusivamente per via telematica allegando anche la certificazione medica modello SS3.

Decorrenza: L'assegno ordinario d'invalidità spetta dal mese successivo alla data di presentazione della domanda. All'atto del primo pagamento l'ente pagatore verserà, in un'unica soluzione, tutte le mensilità arretrate e i relativi interessi, mentre gli assegni successivi saranno corrisposti mensilmente per 13 mensilità. L'assegno ha validità triennale e, su domanda del beneficiario, può essere confermato per tre volte consecutive, dopodiché diventa definitivo. Su indicazione del beneficiario, il pagamento può avvenire tramite ufficio postale o banca.

Ricorso: Se la domanda di assegno ordinario di invalidità è respinta, l’interessato può presentare ricorso amministrativo al Comitato Provinciale dell’INPS direttamente online [2] (accedendo al sito dell’Istituto, sezione “servizi online”, mediante l’apposito codice PIN”), entro 90 giorni dalla data di ricevimento della notifica del provvedimento ovvero decorsi 120 giorni dalla  data della domanda senza che l’Istituto si sia pronunciato [3]. Coloro che non sono muniti del codice PIN possono rivolgersi agli enti di patronato e ad altri soggetti abilitati per l’impugnazione del provvedimento o all'avvocato di fiducia  abilitato alla trasmissione dei ricorsi per i propri clienti.

Il Comitato Provinciale dell’INPS deve pronunciarsi entro 90 giorni dalla presentazione del ricorso amministrativo. In caso di parere sfavorevole o di mancata risposta allo scadere del suddetto periodo, l’interessato può rivolgersi ad un avvocato di fiducia per ricorrere alla sezione lavoro e previdenza del Tribunale del luogo di residenza. Dal 1° gennaio 2012 il giudizio deve essere preceduto da un’istanza di accertamento tecnico-preventivo [4] che deve essere presentata alla sezione lavoro e previdenza del Tribunale territorialmente competente tramite un avvocato. L'accertamento tecnico-preventivo è una fase preliminare alla “causa” vera e propria e ha lo scopo di verificare la condizione sanitaria dell’interessato. Il giudice nomina un medico legale, che può essere affiancato dai medici legali nominati dall’INPS e dall’interessato. Il medico legale, esaminata la documentazione sanitaria ed eventualmente visitato l’interessato, presenta al Tribunale una relazione. Se il suo parere è favorevole e non vi sono contestazioni, l’INPS deve procedere al pagamento delle prestazioni dovute entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento emanato dal giudice; in caso contrario, il ricorso giudiziale deve essere presentato in Tribunale entro 30 giorni dal deposito delle contestazioni [5]. Il ricorso al giudice deve essere presentato entro e non oltre 3 anni [6]  dalla comunicazione del diniego o dalla data di scadenza del termine (90 giorni) entro cui il Comitato Provinciale dell’INPS avrebbe dovuto emettere una decisione.


[1] Art. 1, co. 2, L. 222/1984

[2] Circolare Inps 10 febbraio 2011, n. 32.

[3] Artt. 46 e 47, L. 88/89.

[4] Artt. 445-bis e 696-bis del Codice di Procedura Civile.

[5] Art. 445-bis Codice di Procedura Civile.

[6] Art. 4 D. lgs. 384/1992 convertito in legge con modificazioni dalla L. 438/1992.

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Letto 62004 volte Ultima modifica il Mercoledì, 06 Aprile 2016

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