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Indennità di malattia

Il lavoratore che non sia in grado di espletare le sue mansioni a causa della malattia e delle sue conseguenze ha diritto di assentarsi per il periodo necessario per le cure e terapie fino alla guarigione, a conservare il posto di lavoro (per un periodo di tempo) e a percepire un'indennità commisurata alla retribuzione. Ha, inoltre, diritto all'anzianità di servizio per tutto il periodo di assenza per malattia e, se la legge non stabilisce forme equivalenti di previdenza o assistenza, gli è dovuta la retribuzione (a carico del datore di lavoro, se la legge o la contrattazione collettiva lo prevedono) o un’indennità di malattia (a carico dell’INPS) nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dagli usi o secondo equità [1] . Il datore di lavoro ha diritto di recedere dal contratto solo dopo il superamento del periodo di comporto previsto dalla legge, dagli usi o calcolato secondo equità.

Rapporto di lavoro privato: l’indennità di malattia viene pagata a partire dal quarto giorno successivo all'inizio della malattia fino a un massimo di 180 giorni per ciascun anno solare. I primi tre giorni di assenza per malattia di norma sono a carico del datore di lavoro, mentre dal quarto giorno in poi il pagamento è a carico dell'INPS (con possibili integrazioni da parte del datore di lavoro se previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, CCNL).

Pubblico impiego: il dipendente assente per malattia conserva il posto per un periodo di diciotto mesi nel triennio. Nei casi particolarmente gravi, è consentito assentarsi per ulteriori diciotto mesi, ma senza retribuzione.

Il trattamento economico riconosciuto nel periodo di assenza per malattia diminuisce nel tempo secondo il seguente schema:

  • intera retribuzione dall'inizio della malattia e fino al 9° mese compreso;
  • 90% della retribuzione dal 10° al 12° mese di assenza;
  • 50% della retribuzione dal 13° al 18° mese, termine ultimo per la conservazione del posto.

I CCNL non contengono disposizioni omogenee in merito alle assenza per malattia e al periodo di comporto; pertanto, è bene verificare che cosa preveda il proprio CCNL.

L’assenza per malattia deve essere comunicata tempestivamente al datore di lavoro, indicando anche l'indirizzo presso il quale si è a disposizione per eventuali controlli medico-fiscali. Su richiesta, il lavoratore può fornire anche il numero di protocollo del certificato inviato dal medico curante per via telematica. Se le terapie antitumorali che impediscono di lavorare hanno cadenza ciclica, è possibile farsi rilasciare dal medico curante un unico certificato attestante la necessità di trattamenti ricorrenti qualificandoli l'uno la ricaduta [2] di malattia dell'altro.

Il certificato di malattia viene inviato dal medico, entro 24 ore dalla visita, direttamente all’INPS (anche in caso di iscrizione ad altro ente previdenziale) per via telematica. Il medico comunica al lavoratore il numero di protocollo della trasmissione e, su richiesta, può rilasciargli anche una copia cartacea del certificato. La trasmissione telematica riguarda tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati tranne alcune rare eccezioni (come, ad esempio, forze armate, vigili del fuoco, polizia). La vecchia procedura, che obbliga il lavoratore a presentare l’attestazione cartacea al datore di lavoro e il certificato all’INPS, resta in vigore solo nel caso in cui  il medico non sia nella condizione di rilasciare il certificato in forma cartacea.

Il lavoratore registrato sul sito dell’INPS può visualizzare e stampare l’attestato di malattia in qualsiasi momento collegandosi al sito ovvero verificarne l'avvenuto invio telefonando al numero verde 803164.



[1] Art. 2110 del Codice Civile.

[2] In caso di ricaduta, i giorni del nuovo periodo di malattia si sommano a quelli del periodo precedente in modo che non vi sia il periodo di cosiddetta “carenza” durante il quale l'INPS non riconosce l'indennità di malattia. Ciò vale sia ai fini del conteggio dei 180 giorni come massimo indennizzabile nell'anno solare sia per la determinazione dell'indennità. Per alcune categorie di lavoratori si ha "ricaduta" se la malattia interviene entro altri termini diversamente individuati.

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Letto 32347 volte Ultima modifica il Mercoledì, 06 Aprile 2016

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