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Le terapie a bersaglio molecolare

Le terapie a bersaglio molecolare hanno origine dalle ricerche più recenti. Il loro meccanismo di azione si basa sulla capacità di legarsi specificamente ai bersagli molecolari identificati nelle cellule tumorali. Per questo motivo sono definite anche terapie ‘mirate’. Questo particolare meccanismo ne rende altamente selettiva l’azione, lasciando del tutto inalterate le cellule normali, contrariamente a quanto avviene con la chemioterapia ‘classica’. Le terapie a bersaglio molecolare possono essere utilizzate soltanto se nelle cellule tumorali o, in alcuni casi, nel sangue o in altri campioni biologici prelevati dal paziente si rileva la presenza di alcuni specifici ‘marcatori’ diagnostici, che indicano, a loro volta, la presenza, nel tumore, di uno o più bersagli molecolari. Se questi sono assenti, il paziente non può essere sottoposto alla terapia mirata e verrà, pertanto, trattato con le terapie disponibili più adatte al suo caso. Le terapie a bersaglio molecolare impiegate in prima linea per il mieloma sono talidomide, bortezomib e lenalidomide.

Talidomide

La talidomide può essere impiegata per il trattamento di un mieloma di recente diagnosi oppure per contribuire al controllo di un mieloma che si è ripresentato. Può essere somministrata in combinazione con i chemioterapici e gli steroidi. Si assume giornalmente preferibilmente la sera in compresse.

Gli effetti collaterali includono stitichezza, sonnolenza e accresciuto rischio di formazione di trombi alle vene delle gambe, cosiddetta trombosi venosa profonda. Il rischio di trombosi può essere ridotto dalla somministrazione di farmaci antitrombotici. Un altro effetto collaterale da segnalare subito è l’insorgenza di allergia cutanea. Gli effetti collaterali si possono controllare con appositi farmaci, ma talvolta potrebbe anche essere necessario ridurre la dose o addirittura interrompere il trattamento. Di solito scompaiono lentamente alla conclusione del trattamento, anche se talvolta passano diversi mesi.

Talvolta la talidomide può causare un danno nervoso, che si manifesta con formicolio alle mani e ai piedi. Questo fenomeno prende il nome di neuropatia periferica, in conseguenza della quale si potrebbe riscontrare difficoltà ad abbottonarsi o altri compiti che presuppongono movimenti sottili. Piedi e mani potrebbero diventare più sensibili al freddo.

La talidomide può causare difetti congeniti al feto, un rischio questo che possono trasmettere tanto gli uomini quanto le donne in terapia con questo farmaco. Le donne in età fertile saranno sottoposte a test di gravidanza prima di iniziare il trattamento, successivamente a intervalli di quattro settimane e quattro settimane dopo la sua conclusione.

Bortezomib (Velcade®)

Bortezomib (Velcade®) può essere utilizzato come trattamento di prima linea per il mieloma o se questo si ripresenta; talvolta può anche essere somministrato come trattamento preparatorio al trapianto.

Bortezomib appartiene a una nuova classe di farmaci antitumorali mirati, i cosiddetti inibitori del proteosoma, un gruppo di enzimi presenti in tutte le cellule del nostro organismo di cui controllano la funzione.

Può essere somministrato in forma di iniezione sotto cute, ma anche per endovena; talvolta si usa in combinazione con steroidi o chemioterapici.

Gli effetti collaterali includono stanchezza, nausea, diarrea, vertigini, intorpidimento o formicolio alle mani e ai piedi (neuropatia periferica), calo delle piastrine, che significa tendenza a sviluppare lividi o sanguinamenti. I pazienti trattati con bortezomib possono essere a rischio aumentato di riattivazione di herpes zoster (il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio) e per tale motivo può essere prescritto un trattamento antivirale preventivo.

Lenalidomide (Revlimid®)

La lenalidomide appartiene, come la talidomide, a un gruppo di farmaci antitumorali innovativi, i cosiddetti immunomodulatori, che sono in grado di interferire con il funzionamento del sistema immunitario e di impedire lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni, fondamentali per la crescita e la diffusione delle cellule tumorali.

La lenalidomide è una compressa che si assume una volta al giorno per tre settimane, seguite da una settimana di riposo. Il trattamento può continuare fino a quando la malattia è sotto controllo. Se causa effetti collaterali, talvolta è possibile aggiustare la dose.

Gli effetti collaterali includono calo dei globuli bianchi e rossi, come pure delle piastrine, diarrea, costipazione, eritema cutaneo e insonnia. Se si assume il lenalidomide insieme agli steroidi, vi è un accresciuto rischio di trombosi alle gambe, che può essere ridotto con la somministrazione di farmaci fluidificanti del sangue.

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Letto 6074 volte Ultima modifica il Venerdì, 20 Aprile 2018

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