Orchiectomia

Consiste nell’asportare il testicolo, l’epididimo e il funicolo spermatico con i rispettivi vasi sanguigni attraverso un’incisione praticata a livello della cute dell’inguine, dal lato interessato. Da quest’accesso si arriva al testicolo estraendolo dallo scroto.

Nel corso dell’intervento il chirurgo può inserire nello scroto un testicolo artificiale, in silicone, del tutto simile - per consistenza, forma e dimensioni - a un testicolo normale. Se il paziente non è in grado di decidere se questa è la soluzione che preferisce, è possibile rimandare a un secondo momento questa parte dell’intervento. Il chirurgo illustra vantaggi e svantaggi del testicolo artificiale. In alcuni casi, negli individui con un solo testicolo l’asportazione può essere parziale anziché totale, preservando in tal modo la funzione endocrina (produzione di testosterone).

Linfoadenectomia retroperitoneale:

Consiste nell’asportazione dei linfonodi di pertinenza del testicolo, che sono situati a livello del retroperitoneo. Può essere eseguita con tecnica tradizionale, ossia mediante incisione addominale, oppure, quando possibile, con accesso laparoscopico, ossia mediante piccole incisioni da 5 a 10 mm attraverso le quali s’inseriscono gli strumenti.

La possibilità di eseguire la linfoadenectomia retroperitoneale dipende dal tipo e dallo stadio della malattia, come anche dal tipo di trattamento eventualmente già ricevuto.

Pur essendo un intervento complesso, le complicazioni gravi sono rare. Oltre ai comuni rischi di un’operazione chirurgica addominale, la complicazione specifica che può seguire questo tipo d’intervento è la mancata fuoriuscita di liquido seminale durante l’orgasmo, conseguente a un danno delle fibre nervose che decorrono in prossimità dei linfonodi da asportare. Questo rischio è controbilanciato dall’uso di una particolare tecnica cosiddetta di salvataggio dei nervi. In mani chirurgiche esperte, questo rischio non è superiore all’1% quando l’intervento è effettuato per malattia in stadio 1, mentre è più frequente se l’intervento è effettuato dopo chemioterapia e in funzione dall’estensione della malattia residua.

La linfoadenectomia retroperitoneale è consigliabile solo se eseguita presso un centro specializzato e da un chirurgo di elevata esperienza in questa procedura.

Chirurgia delle masse residue dopo chemioterapia

Le metastasi da tumore del testicolo si trattano di solito con la chemioterapia, che in una parte dei casi elimina completamente le lesioni (non più visibili alla TC), riportando anche gradualmente i marcatori tumorali (AFP e HCG) nei limiti della norma. In altri casi, invece, occorre intervenire chirurgicamente per asportare la cosiddetta malattia o massa residua. Nei pazienti trattati con tante linee di chemioterapia, con masse residue e marcatori ancora elevati, la chirurgia, quando possibile, può essere risolutiva per un buon numero di casi.

Dopo l’intervento

Sarete incoraggiati ad alzarvi e a camminare quanto prima possibile dopo l’intervento. È probabile che alla ferita sia applicato un tubicino di drenaggio, che sarà rimosso alcuni giorni dopo l’intervento. Tuttavia, potrete fare ritorno a casa anche se il drenaggio sarà ancora in sede.

La degenza

Il periodo di degenza in ospedale dipenderà dall’estensione dell’intervento chirurgico cui sarete sottoposti. Dopo un intervento di orchiectomia sarà probabilmente di uno-due giorni; dopo una linfoadenectomia retroperitoneale sarà in media di circa 3 giorni in caso di intervento laparoscopico e di 5-6 giorni in caso di intervento tradizionale a cielo aperto. Non si possono, tuttavia, escludere a priori eventuali complicanze che prolunghino i tempi di degenza.

Dolore o fastidio

Nei primi giorni del post-operatorio potreste accusare dolore o fastidio intorno alla ferita, che potranno persistere per qualche settimana. Se il dolore non si placa, informate al più presto l’infermiere che vi assiste, o il medico curante se sarete già stati dimessi, in modo che possa prescrivervi gli analgesici più efficaci.                                                                     

Gonfiore intorno alla ferita

La regione intorno alla ferita apparirà per qualche tempo livida e gonfia per via dell’accumulo di sangue o di linfa, ma questi segni scompariranno gradualmente nell’arco di qualche settimana. Raramente, il sangue o la linfa potrebbe accumularsi in proporzioni tali da richiedere un drenaggio da parte del personale medico-infermieristico. Si tratta di un’evenienza spiacevole, ma anche questa tenderà a scomparire nel tempo, di solito nell’arco di qualche settimana.

Appuntamento per i controlli postoperatori

La ferita può essere suturata con punti non riassorbibili, che devono essere rimossi abitualmente dopo 7-10 giorni, o con punti riassorbibili, che non devono essere rimossi.

Prima di essere dimessi vi sarà fissato l’appuntamento per il controllo postoperatorio che effettuerete presso l’ambulatorio. È a questo punto che, generalmente, sarà comunicato lo stadio del tumore (le dimensioni e la sua eventuale diffusione ai linfonodi) e, di conseguenza, la necessità di procedere ad altri trattamenti. Sarà questo il momento giusto per discutere di tutti gli eventuali problemi insorti dopo l’intervento, delle terapie cui dovrete essere sottoposti e delle loro eventuali complicanze.

Avere cura di se stessi

Una volta a casa, riguardatevi per un po’ di tempo. Riposate molto per recuperare le energie fisiche e anche psicologiche, e seguite una dieta ben bilanciata. Vi sarà consigliato di non portare o sollevare pesi per il tempo necessario alla ripresa.

L’attività sessuale

Una volta che la ferita sarà completamente rimarginata, potrete riprendere l’attività sessuale, ma è normale non sentire il desiderio sessuale dopo l’intervento, soprattutto se accusate fastidio o siete ansiosi. Alcuni uomini vivono l’asportazione di un testicolo come una mutilazione e per questo si preoccupano del loro aspetto. Nella maggior parte dei casi, questa percezione negativa tende a scomparire con il tempo, tuttavia, se dovesse persistere, è bene discutere di tutti gli aspetti legati alla sessualità con un esperto nel trattamento di queste problematiche.

Il trattamento e la fertilità

L’intervento di orchiectomia non preclude la possibilità di avere dei figli in futuro, ma alcuni uomini possono avere difficoltà a concepire. Dopo l’intervento, e in alcuni casi anche prima, è opportuno considerare di depositare un campione di sperma presso la banca del seme. Questa procedura (crioconservazione del seme) è indispensabile nel caso sia previsto un altro trattamento antitumorale dopo l’orchiectomia. La tecnica consiste nel congelare lo sperma che potrà, eventualmente, essere utilizzato in futuro per ottenere il concepimento attraverso tecniche di fecondazione assistita (vedi L'infertilità e i disturbi sessuali).

Per approfondire:

Maggiori informazioni sulla banca del seme sono disponibili su Padre dopo il cancro.

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