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La terapia a bersaglio molecolare

I capisaldi della terapia del cancro del rene sono oggi la chirurgia, le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia, mentre la chemioterapia e l'ormonoterapia hanno dato scarsissimi risultati e sono certamente. Per quanto riguarda la radioterapia essa è riservata al trattamento palliativo di particolari siti metastatici (secondari) di malattia, quali osso e cervello.

È bene ricordare che i tumori in stadio 1 e 2 non necessitano di altro trattamento dopo la chirurgia.

Sono stati recentemente messi a punto nuovi farmaci per la terapia a bersaglio molecolare (sunitinib, sorafenib, pazopanib, bevacizumab, temsirolimus, everolimus,axitinib e cabozantinib), che  hanno contribuito a migliorare la prognosi dei pazienti con tumore del rene localmente avanzato e metastatico.

Si usano soprattutto per controllare la malattia, riducendo le dimensioni della massa tumorale oppure rallentandone la crescita. Trattandosi di trattamenti di recente introduzione, potrebbero non essere disponibili presso tutti i centri di cura.

Sunitinib (Sutent®)
è indicato per i pazienti con cancro del rene localmente avanzato (stadio 3) o metastatico (stadio 4). Appartiene alla classe degli inibitori multi-target delle tirosinchinasi. Si somministra giornalmente in forma di compresse; la sua azione interferisce con i segnali che sollecitano la crescita delle cellule tumorali e rallenta la formazione di nuovi vasi sanguigni all'interno del tumore. Gli effetti collaterali più comuni sono eruzioni cutanee, diradamento dei capelli, innalzamento della pressione sanguigna e stanchezza.

Sorafenib (Nexavar®)
è indicato per i pazienti con cancro del rene localmente avanzato (stadio 3) o metastatico (stadio 4). Appartiene alla classe degli inibitori multi-target della tirosinchinasi; la sua azione interferisce con i segnali che sollecitano la crescita delle cellule tumorali e rallenta la formazione di nuovi vasi sanguigni all’interno del tumore. Si somministra giornalmente in forma di compresse. Gli effetti collaterali più comuni sono eruzioni cutanee soprattutto ai palmi delle mani e ai piedi,  innalzamento della pressione sanguigna, diarrea,  stanchezza e alterazione della funzione della tiroide.

Pazopanib (Votrient®) può essere utilizzato per il trattamento del cancro del rene localmente avanzato (stadio 3) o metastatico (stadio 4) in pazienti che non hanno mai ricevuto altre terapie o che non rispondono più al trattamento con l’interferone alfa o con l’interleuchina 2. Appartiene alla classe degli inibitori multi-target delle tirosinchinasi; la sua azione interferisce con i segnali che sollecitano la crescita delle cellule tumorali e rallenta la formazione di nuovi vasi sanguigni all’interno del tumore. Si somministra giornalmente in forma di compresse e gli effetti collaterali più comuni sono rialzo delle transaminasi, innalzamento della pressione sanguigna, diarrea, alterazione della funzione della tiroide e imbiancamento dei capelli.

Temsirolimus
(Torisel®) è indicato nel trattamento dei pazienti con carcinoma a cellule renali, soprattutto in quelli con malattia più a rischio; si somministra per via endovenosa. La dose raccomandata è di 25 mg infusa in un tempo di 30-60 minuti una volta alla settimana. La sua azione blocca la funzione di una speciale proteina (mTOR) presente nelle cellule, che ha un ruolo importante per la regolazione della crescita e della sopravvivenza delle cellule stesse. Gli effetti collaterali più comuni sono anemia, eruzione cutanea, diminuzione o perdita dell’appetito, edema, astenia, aumento di colesterolo, trigliceridi e glicemia, come pure polmonite non infettiva (vale a dire causata direttamente dal farmaco e non da batteri o virus).

Bevacizumab (Avastin®) è indicato in combinazione con l'interferone per il trattamento in prima linea del cancro del rene di stadio 3 (localmente avanzato) o 4 (metastatico), Appartiene alla classe degli anticorpi monoclinali. Si somministra per via endovenosa (ogni 2 settimane); la sua azione inibisce un particolare tipo di proteina che stimola le cellule tumorali a formare nuovi vasi sanguigni indispensabili per la cressita tumorale, che viene pertanto rallentata. Gli effetti collaterali più comuni sono di questo trattamento sono leucopenia, innalzamento della pressione sanguigna, diminuzione o perdita dell'appetito, astenia e rischio aumentato di sanguinamento.

Everolimus (Afinitor®) è indicato per il trattamento di pazienti con carcinoma renale avanzato, che hanno presentato progressione durante o dopo terapia mirata anti-VEGF. Si somministra giornalmente in forma di compresse. Everolimus agisce inibendo la proteina mTOR, che ha un ruolo importante nei processi di proliferazione, angiogenesi e metabolismo della cellula. Gli effetti collaterali più comuni sono stomatiti, infezioni, astenia, stanchezza, aumento di colesterolo, trigliceridi e glicemia, come pure polmonite non infettiva. Quest’ultimo raro, ma importante, effetto collaterale si presenta con tosse spesso stizzosa, difficoltà respiratorie senza segni radiologici o clinici di presenza di infezione batterica o virale.

Axitinib (Inlyta®) è indicato per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma renale metastatico e in Italia è stato registrato solo per pazienti in cui la malattia progredisce durante il trattamento con sunitinib. Appartiene alla classe degli inibitori multi-target delle tirosinchinasi. Si somministra giornalmente in forma di compresse. Gli effetti collaterali più comuni sono l’ipertensione arteriosa, la diarrea e la fatigue.

Cabozantinib (Cabometyx®) è indicato per il trattamento del carcinoma renale avanzato negli adulti precedentemente trattati con inibitori delle tirosinchinasi. Pur essendo anch’esso un inibitore multitarget delle tirosinchinasi, è caratterizzato anche dall’attività su alcune proteine responsabili della resistenza agli altri inibitori delle tirosinchinasi, e quindi della loro inefficacia. Al momento, in Italia, non ne è stata ancora definita la rimborsabilità, attesa comunque a breve.

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Letto 18862 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Aprile 2018

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