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La chirurgia per il cancro del rene

L'intervento chirurgico è spesso l'unico trattamento necessario per raggiungere la guarigione. Il tipo di intervento più appropriato nel singolo caso è scelto dal chirurgo tenendo conto delle dimensioni del tumore e dell'eventuale presenza di metastasi in altri organi, delle condizioni generali di salute e dell'età. È molto importante discutere tutti i dettagli dell'intervento con il chirurgo, facendovi spiegare tutto ciò che non è chiaro prima dell'operazione.

Nefrectomia: Il trattamento chirurgico standard per il cancro del rene localizzato o localmente avanzato (soprattutto gli stadi da T1 a T3, ma anche lo stadio T4, vedi Stadiazione e grading) è l'intervento di nefrectomia, che consiste nell'asportazione del rene e della capsula adiposa che lo avvolge. Di solito il chirurgo pratica l'incisione tra le coste che si trovano più vicine al tumore. Il chirurgo può decidere di rimuovere alcuni o tutti i linfonodi adiacenti al rene per controllare se contengono cellule tumorali.

È possibile condurre una vita assolutamente normale anche con un rene solo in quanto l'organo residuo è in grado di svolgere la funzione che condivideva con il rene malato. Tuttavia, l'asportazione di un rene è pur sempre un intervento importante, ed è per questo che deve essere affrontato nelle migliori condizioni fisiche.

La possibilità di eseguire quest'intervento è stata a lungo limitata dalle dimensioni del tumore, vale a dire che le linee guida avevano previsto che dovessero essere trattati con la nefrectomia tumori con diametro maggiore di 4 cm. Oggi, invece, anche i tumori più grossi possono essere asportati risparmiando il rene purché sia possibile preservare una parte di parenchima renale senza ridurre l'efficacia oncologica della procedura.
Se la lesione non è estesa, il chirurgo può eseguire una nefrectomia parziale, limitandosi a rimuovere il tumore e una parte di rene sano adiacente ad esso per garantire la completa eradicazione della malattia.

Quest'intervento è oggi il trattamento standard per le lesioni inferiori a 7 cm di diametro (stadio T1, vedi Stadiazione e grading) e si può prendere in considerazione in tutti i casi in cui è importante preservare il rene malato, ad esempio se è l'unico rimasto o se la funzionalità renale del paziente è già ridotta prima dell'intervento. Si può attuare anche nel caso in cui la malattia sia di forma ereditaria e sussista un conseguente maggiore rischio che si estenda all'altro rene. In queste situazioni la nefrectomia parziale è un intervento di prima scelta ed è anche detto ‘di necessità'.

Chirurgia laparoscopica:
Si basa sull'uso del laparoscopio, un tubo sottile dotato a un'estremità di una lente e di una sorgente luminosa e all'altra di lente d'ingrandimento. Il chirurgo introduce il laparoscopio nell'addome attraverso una piccola incisione. Di solito si praticano tre tagli molto piccoli ed uno un po' più grande, attraverso il quale si asporta il rene. Questa tecnica chirurgica ha il vantaggio di lasciare una cicatrice molto piccola e, quindi, di avere tempi di recupero più brevi. Per i tumori confinati al rene, la chirurgia laparoscopica ha dimostrato di avere gli stessi risultati della chirurgia tradizionale. La nefrectomia laparoscopica è oggi considerata il trattamento di scelta per i tumori di stadio T2, mentre la tecnica chirurgica convenzionale (a cielo aperto) è riservata sempre di più ai casi complessi.

Chirurgia robotica: è una branca della chirurgia basata sull’uso di mezzi meccanici, che consentono all’operatore di praticare l’intervendo manovrando a distanza un robot non completamente autonomo, ma capace di eseguire tutte le manovre richieste dall’intervento stesso. Rispetto alla chirurgia laproscopica, con la quale ha in comune la possibilità di ricorrere a piccole incisioni, presenta alcune differenze importanti. Il chirurgo è distante fisicamente dal campo operatorio e siede a una consolle dotata di monitor, dalla quale comanda il movimento dei bracci robotici ai quali sono fissati i ferri chirurgici. L’impiego del robot e dei suoi bracci meccanici ha il vantaggio di consentire una visione tridimensionale del campo operatorio e di rendere le manovre più delicate e fini, data la particolare maneggevolezza e snodabilità dei bracci robotici.

Embolizzazione:
Questa procedura consente di bloccare l'afflusso di sangue al tumore, privandolo in tal modo del nutrimento necessario per continuare a crescere. Si attua nei casi in cui le condizioni di salute non sono ottimali, oppure il tumore è troppo esteso per poter prendere in considerazione la nefrectomia oppure per controllare i sintomi della malattia. Il chirurgo inserisce nell'arteria femorale, a livello inguinale, un catetere e, sotto controllo radiografico, lo spinge delicatamente verso l'alto, lungo le arterie iliache e l'arteria aorta fino ad introdurre l'estremità all'interno dell'arteria che alimenta direttamente  il rene. Attraverso il catetere inietta, quindi, una sostanza che blocca l'afflusso di sangue, e di conseguenza di ossigeno e di sostanze nutritive, al tumore. Una recente esperienza italiana pubblicata su una rivista internazionale ha dimostrato che questa tecnica può essere eseguita prima della nefrectomia parziale laparoscopica, riducendo considerevolmente la perdita di sangue intraoperatoria e, quindi, semplificando questo difficile intervent

Il trattamento dei tumori in stadio avanzato

Le metastasi si formano allorché alcune cellule neoplastiche si staccano dal tumore primitivo e si diffondono attraversi i vasi sanguigni o linfatici, raggiungendo altri organi, dove si annidano e crescono, formando così un nuovo tumore (si parla per questo di tumore secondario).

Anche se sono già presenti metastasi, nella maggior parte dei carcinomi renali, a differenza di molte altre neoplasie, è comunque consigliabile asportare il rene compromesso dal tumore, soprattutto se sono presenti sintomi quali dolore o sanguinamento. La rimozione dell'organo malato potrebbe alleviare i sintomi, migliorando quindi la qualità della vita. In questo caso, l'intervento non consente di curare la malattia, ma può migliorare l'efficacia degli altri trattamenti che i medici potrebbero offrire, prolungando in tal modo la sopravvivenza. Tuttavia, è bene sempre valutare i vantaggi rispetto ai rischi di un intervento importante e discuterne approfonditamente con il chirurgo.

In alcuni casi  la chirurgia può essere considerata per rimuovere le metastasi formatesi in altre parti dell'organismo. Questa decisione va presa da medici altamente specializzati nel trattamento di queste neoplasie, richiede spesso il ricorso ad altri specialisti, necessita di un'accurata valutazione dello stato di salute del paziente, dei rischi connessi con le procedure e dei possibili benefici. Asportare le metastasi può essere utile per prolungare il decorso della malattia e/o evitare le conseguenze collegate alla loro presenza. Talvolta può anche essere inteso come un tentativo di curare la malattia.

Dopo l'intervento

Sarete incoraggiati ad alzarvi e a camminare quanto prima possibile. È probabile che alla ferita sia applicato un tubicino di drenaggio, che viene rimosso alcuni giorni dopo l'intervento. Tuttavia, si può fare ritorno a casa anche se il drenaggio è ancora in sede.
Il periodo di degenza in ospedale dipende dall'estensione dell'intervento chirurgico cui si è stati sottoposti: dopo un'operazione tradizionale di nefrectomia è di circa sette-dieci giorni, mentre dopo intervento laparoscopico è di 3-4 giorni. Non si possono, tuttavia, escludere a priori eventuali complicanze che prolunghino i tempi di degenza.

Nei primi giorni del postoperatorio potreste accusare dolore o fastidio intorno alla ferita, che possono persistere per qualche settimana. Se il dolore non si placa, informate al più presto l'infermiere che vi assiste, o il medico curante se siete già stati dimessi, in modo che possano prescrivervi gli analgesici più efficaci e gli eventuali accertamenti del caso.

La regione intorno alla ferita appare per un po' di tempo livida e gonfia a causa dell'accumulo di sangue o di linfa, ma questi segni scompaiono gradualmente nell'arco di qualche settimana. Talvolta, può essere necessario che il personale medico esegua un drenaggio, ovvero uno svuotamento di tale raccolta superficiale. Si tratta di un'evenienza rara e spiacevole, ma anche questa tende a scomparire nel tempo, di solito nell'arco di qualche settimana.

All'atto delle dimissioni viene fissato l'appuntamento per la visita di controllo. In tale occasione i medici informano il paziente sullo stadio del tumore e sull'eventuale necessità di ulteriori trattamenti. È questo il momento giusto per discutere di eventuali problemi insorti dopo l'intervento, delle terapie cui dovrete sottoporvi e degli eventuali effetti collaterali. Ulteriori informazioni possono essere ottenute successivamente da parte degli altri specialisti che, eventualmente, saranno chiamati a prendersi cura di voi o a tenervi sotto controllo.

Una volta a casa riguardatevi e riposate molto per recuperare le energie fisiche e psicologiche; seguite una dieta ben bilanciata; evitate un'attività fisica stressante o sforzi fisici eccessivi (ad esempio sollevare pesi) per il tempo necessario alla ripresa.

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Letto 131006 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Aprile 2018

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