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Ma è vero che…

I ‘supercibi’ prevengono i tumori?

NO. Innanzitutto definiamo che cosa s’intenda per ‘supercibi’. Si definiscono supercibi quegli alimenti che dovrebbero portare grandi benefici a chi li consuma, quali aglio, avena, barbabietola, carota, cipolla, cavolfiore, broccolo, verza, curcuma, frutti di bosco, grano saraceno, legumi, limone, noci, pomodoro, semi di sesamo, soia, tè verde, uva nera, verdure a foglia verde (bieta, spinaci, ecc.). Nonostante possiedano proprietà salutari per l’organismo, questi alimenti non sono in grado di prevenire l’insorgenza di un tumore, nemmeno se consumati in grandi quantità. L’importante è invece seguire un’alimentazione variata e bilanciata, basata sui principi della dieta mediterranea e sul consumo di cibi di stagione.

Esistono cibi che possono ridurre gli effetti indesiderati delle terapie antitumorali?

NO. Non esistono cibi in grado di ridurre gli effetti collaterali delle terapie antitumorali, tuttavia un paziente ben nutrito li sopporta meglio rispetto a un paziente malnutrito che ha perso peso. Per tale motivo è importante seguire un’alimentazione il più variata possibile con buon contenuto di frutta e vegetali di vari colori, segno di presenza di pigmenti (o sostanze fitochimiche) differenti.

Esiste una dieta anti-cancro?

NO. Non esiste una dieta specifica per combattere il cancro. L’importante è mantenere un’alimentazione sana ed equilibrata, che comprenda sempre carboidrati (pasta, pane, riso, dolci), proteine (carne, pesce, uova, legumi), grassi (olio, grassi vegetali), vitamine, minerali e oligoelementi (verdura e frutta, sia cotta che cruda). Per tale motivo non è consigliabile eliminare alcun ingrediente dalla propria alimentazione, nemmeno i grassi. Una dieta equilibrata soddisfa il fabbisogno calorico dell’organismo, consente di mantenere il peso, preserva le difese immunitarie e, indirettamente, contribuisce ad aumentare le possibilità di sconfiggere il cancro. Bisogna però mantenersi sempre fisicamente attivi anche nel corso delle terapie oncologiche sempre dietro consiglio dell’oncologo o del team nutrizionista clinico-dietista presenti nelle strutture/servizi di nutrizione clinica disponibili.

Una dieta ‘acida’ provoca il cancro?

NO. I cibi non possono influire sul livello di acidità del corpo. Il nostro organismo regola da solo, nel perfetto funzionamento dei reni, il tasso di acidità di cui necessita e, per esempio, si libera degli eccessi tramite l’urina (la cui acidità varia a seconda di ciò che mangiamo).

La dieta alcalina può prevenire/combattere il cancro?

NO. Allo stato attuale delle conoscenze, questa teoria è priva di ogni fondamento, perché con la sola alimentazione non si può modificare l’acidità dei tessuti di cui è composto il nostro corpo.

Gli acidi grassi omega-3 contenuti nel pesce aiutano a combattere il cancro?

NO. Pur avendo importanti effetti antinfiammatori ed essendo utili a prevenire la perdita di peso e di appetito, gli acidi grassi omega-3 certamente non aiutano a combattere la malattia. Non esistono dati che ne dimostrino un effetto sulla crescita delle cellule neoplastiche nell’uomo, anche se studi condotti su animali suggeriscono un effetto inibitorio sulla crescita tumorale. È, quindi, consigliabile l’assunzione di alimenti ricchi in omega-3, come, ad esempio, il pesce azzurro, o, in casi selezionati e previa prescrizione del medico, supplementi nutrizionali orali o integratori arricchiti in omega-3 specifici per il paziente oncologico.

Esiste un rapporto tra vitamine e tumore?

SÌ. Perché le cellule tumorali utilizzano gli stessi principi nutritivi delle cellule normali. Se l’alimentazione è sana e corretta, non serve ricorrere a integratori vitaminici perché tutte le vitamine necessarie sono assunte con l’alimentazione. Viceversa, in alcune condizioni di malattia, incluso il cancro, l’assunzione alimentare di vitamine può non essere sufficiente a coprire i fabbisogni e può, quindi, rendersi necessario, per prevenire le carenze, l’uso di integratori vitaminici sotto controllo medico. Ma attenzione: in corso di terapie oncologiche, l’assunzione di alcuni integratori vitaminici ad azione antiossidante potrebbe interferire con l’efficacia di alcuni farmaci. Pertanto, in questi casi l’ assunzione di vitamine deve sempre avvenire dietro consiglio del medico.

Assumere alimenti dolci fa crescere il cancro?

NO. Anche se i tumori utilizzano gli zuccheri per la propria crescita, non esiste evidenza diretta che assumere alimenti dolci faccia crescere il cancro. Semmai è invece importante, per ridurre il rischio di ammalarsi di cancro, evitare di mantenere elevati livelli ematici di insulina, l’ormone che il nostro organismo produce per consentire l’ingresso e l’utilizzazione dello zucchero nei tessuti. Infatti, livelli costantemente troppo alti di insulina in circolo favoriscono la produzione di un fattore di crescita (IGF-I) che stimola la crescita delle cellule in generale e di quelle neoplastiche in particolare. Uno stile di vita sano, caratterizzato da una sana e corretta alimentazione e da un’adeguata attività fisica, rappresenta una strategia efficace per combattere il sovrappeso e gli elevati livelli di insulina nel sangue.

La carne rossa fa male e provoca il cancro?

NO. La carne rossa non è un alimento da demonizzare in una dieta sana nemmeno nei pazienti oncologici. Come riportato nel Codice Europeo contro il Cancro, “sebbene mangiare molta carne rossa aumenti la probabilità di sviluppare il cancro al colon, essa apporta anche numerosi nutrienti. Di norma, si raccomanda di non mangiare più di circa 500 grammi di carne rossa a settimana (500 grammi di peso cotto, equivalenti a circa 700-750 grammi di peso crudo in funzione del taglio e della modalità di cottura).” Importante è che la carne sia cotta in maniera adeguata (non alla brace, ma al forno e ancora meglio a basse temperature) e ben conservata. Per quanto riguarda, invece, le carni conservate (affettati, salumi, insaccati), si raccomanda di evitare il più possibile il loro consumo. Queste indicazioni valgono per tutti, tanto più per i pazienti oncologici che affrontano i percorsi terapeutici.

Conviene diventare vegetariani per prevenire o curare i tumori?

NO. Una dieta vegetariana può fare bene alle persone sane, ma non è indicata per i malati oncologici.

La dieta vegana, in particolare priva di latticini, è indicata per il malato di cancro?

NO.Non vi sono attualmente prove che dimostrino i benefici per la salute di una dieta vegana. È certamente vero che evitare gli eccessi di carne, di proteine e di grassi animalinell’ambito di un’alimentazione variata e bilanciata basata sul consumo di latte, uova e pesce diminuisce il rischio di ammalarsi di tumore, ma non è dimostrato che una dieta priva di proteine di origine animale, in particolare di latticini, faccia bene. In più, per il malato di cancro l’apporto di proteine e calorie attraverso i latticini è necessario per prevenire la malnutrizione.

Ridurre l’apporto di calorie può migliorare le condizioni di salute?

NO. Nei pazienti che si sottopongono alle terapie antitumorali (chemioterapia, radioterapia, ecc.) una dieta ipocalorica può determinare la perdita di peso e soprattutto di massa magra, ossia di muscolo, fino all’insorgenza di un grave stato di malnutrizione. Come già detto l’importante è mantenere il peso o quanto meno limitarne la perdita. Anche nel caso contrario di aumento del peso, è consigliabile non ridurre drasticamente l’apporto calorico, ma seguire un’alimentazione sana, variata ed equilibrata. Si ricorda che in caso di perdita o di incremento del peso, è consigliabile mantenere un buon livello di attività fisica al fine di contrastare la perdita di massa muscolare, gli effetti collaterali delle terapie e mantenere il peso ottimale.

L’aloe cura il cancro?

NO. A oggi non è stata ancora dimostrata chiaramente dal punto di vista scientifico l'efficacia di questa pianta come terapia antitumorale. Sospendere le terapie prescritte dall'oncologo o assumere contemporaneamente derivati dell’aloe può essere molto pericoloso per la salute.

La cottura al forno a microonde aumenta il rischio di tumore?

NO. Non è dimostrato che l'uso del forno a microonde per cuocere o riscaldare gli alimenti aumenti il rischio di sviluppare un tumore.

Le muffe sono cancerogene?

, ma solo alcune. Le muffe sono funghi microscopici che crescono nell’ambiente, soprattutto in presenza di umidità in eccesso e scarsa ventilazione. Negli alimenti, crescono per lo più in quelli particolarmente ricchi di acqua, zuccheri e proteine a bassa acidità, soprattutto se sono conservati a temperature comprese tra 15° e 30° C.

Le muffe si distinguono in utili, pericolose e alteranti. Le muffe utili sono quelle tipiche dei formaggi erborinati quali il Gorgonzola, il Blu di capra o il Roquefort e riconoscibili dalla caratteristica colorazione grigio-blu-verdastra.

Alle muffe pericolose e alteranti, cosiddette perché alterano le caratteristiche di base degli alimenti, appartengono gli aspergilli, che producono sostanze pericolose per la salute (cosiddette aflatossine). Una di queste, l'aflatossina B1, è stata classificata nel gruppo 1 delle sostanze sicuramente cancerogene per l'uomo e provoca iltumore del fegato. Se assunta in grandi quantità, come avviene nel caso di un’intossicazione acuta, può provocare anche gravi emorragie spesso fatali.

Il digiuno previene e cura il cancro?

NO. Attualmente, non è ancora dimostrata scientificamente la correlazione tra digiuno e tumore. Anzi, dal punto di vista del miglioramento delle condizioni cliniche, una drastica riduzione dell’apporto alimentare è dannosa, perché può favorire lo sviluppo di un grave stato di malnutrizione.

L’attività fisica fa male durante la malattia?

NO. Un’attività fisica moderata e personalizzata migliora la qualità di vita e riduce il rischio di mortalità e di sviluppo di malattie cardiovascolari, soprattutto per i pazienti affetti da tumori della mammella, del colon-retto e dell’endometrio. Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia dell’esercizio fisico nel percorso terapeutico del paziente oncologico anche ai fini di ridurre l’intensità e il numero degli effetti collaterali. Per questo si ritiene ormai che la pratica sportiva debba entrare di diritto a far parte del percorso di cura del malato di cancro, sia durante sia dopo i trattamenti terapeutici, perché induce un significativo miglioramento della qualità di vita e del benessere generale.

Gli additivi alimentari provocano il cancro?

NO. Gli additivi che vengono aggiunti agli alimenti per prolungarne la conservazione, preservandoli da contaminazioni microbiche e irrancidimento e migliorandone al contempo il sapore, il colore e la consistenza, in particolare nei cibi industriali, sono per lo più innocui.

La cottura alla griglia aumenta il rischio di tumore?

NO. Il consumo saltuario di carne cotta alla griglia, soprattutto al barbecue con la carbonella, evitando di mangiare le parti grasse bruciate divenute nere e preferendo le carni bianche, come il pollo, tacchino, coniglio, o pesce non comporta alcun rischio per la salute.

L’olio di palma contiene composti cancerogeni in grado di aumentare il rischio di sviluppare un tumore?

NO. Un consumo moderato dell’olio di palma non aumenta il rischio di ammalarsi di tumore. L’olio di palma, come quello dipalmisto,contiene elevate quantità diacidi grassi saturi pericolosi per la salute delle arterie e del cuore.

Gli acidi grassi sono le molecole fondamentali che costituiscono i lipidi. In funzione della loro struttura chimica si suddividono in saturi, monoinsaturi e polinsaturi. Gli acidi grassi saturi aumentano il colesterolo LDL nel sangue (il cosiddetto colesterolo ‘cattivo’) e quindi il rischio di malattie cardiovascolari. In generale, i cibi di origine animale sono più ricchi di acidi grassi saturi di quelli di origine vegetale. Alcune eccezioni sono rappresentante dagli acidi grassi polinsaturi del gruppoomega 6, cheabbassano i livelli di LDL, e dagli omega 3, cheriducono i livelli di trigliceridi.

Atemperature superiori a 200° C, l’olio di palma sviluppa sostanze che nella normale alimentazione difficilmente raggiungono livelli pericolosi; inoltre negli ultimi anni le industrie hanno modificato i processi produttivi, per cui il contenuto di olio di palma nei prodotti industriali è drasticamente diminuito. Occorre sempre moderazione nel consumo, variando anche l’alimentazione. Da considerare anche che l'olio di palma ha unimpatto sull'ambiente e la sua coltivazione è considerata poco sostenibile.

Letto 5940 volte Ultima modifica il Mercoledì, 27 Febbraio 2019

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