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Ulteriori esami per i linfomi non Hodgkin

Se la biopsia conferma la diagnosi di linfoma non Hodgkin, il medico curante vorrà approfondire gli accertamenti per verificare se la malattia è localizzata oppure diffusa in altre sedi. Questo processo, che prende il nome di stadiazione, ha lo scopo di stabilire lo stadio della malattia, ed è di grande importanza dal punto di vista clinico, perché influenza notevolmente la prognosi e le scelte terapeutiche.

Gli esami utili per stabilire lo stadio clinico possono comprendere una o più delle seguenti procedure.

Analisi del sangue

Servono per controllare la funzionalità epatica e renale, per rilevare anche eventuali pregresse infezioni virali, che possono condizionare la scelta del trattamento, e alcuni parametri utili per valutare le possibilità di guarigione.

Biopsia del midollo osseo

Consiste nel prelievo di un campione di midollo osseo, di solito dalla cresta iliaca posteriore del bacino, che viene poi inviato in laboratorio per l'esame istologico per vedere se contiene cellule tumorali. Si esegue in anestesia locale (ai soggetti ansiosi si può somministrare anche un sedativo leggero), tranne nei bambini, per i quali si ricorre all'anestesia generale. La procedura richiede pochi minuti e si può eseguire in reparto o nell'ambulatorio per pazienti esterni. Dopo aver iniettato un anestetico locale per sedare l'area, il medico introduce delicatamente attraverso la cute un ago fino a raggiungere l'osso, quindi con l'aiuto di un'apposita siringa preleva un campione di sangue midollare (che si trova all'interno dell'osso) e di midollo osseo che invia in laboratorio. Quindi ritira l'ago e applica un cerotto sul punto di iniezione. Durante la biopsia si può avvertire una sensazione di fastidio che dura solo pochi minuti, ma se dovesse persistere anche nei giorni successivi, si possono somministrare degli analgesici.

Radiografia del torace

Serve per accertare la presenza di malattia ai linfonodi localizzati nel torace, ma oggigiorno è poco utilizzata.

Tomografia computerizzata (TC)

È la tecnica radiologica più utilizzata: permette di ottenere tante fotografie sequenziali dello stesso distretto corporeo su piani successivi. Le immagini così prodotte sono inviate ad un computer che le elabora per dare poi il quadro dettagliato delle strutture interne di un organo. La procedura è indolore, ma è più lunga di una normale radiografia, e richiede circa trenta minuti. Nella maggior parte dei casi richiede l'uso di un mezzo di contrasto, che si evidenzia ai raggi X e che consente di visualizzare meglio le strutture interne del corpo. La sua somministrazione può dare una sensazione diffusa di calore per qualche minuto. È importante informare il medico se si soffre di allergie allo iodio o di asma per prevenire reazioni piuttosto serie. La stragrande maggioranza  delle persone è in grado di tornare a casa una volta terminato l'esame.

La TC emette una quantità di radiazioni molto modesta da non destare preoccupazioni. È necessario essere a digiuno da almeno quattro ore prima di sottoporsi alla TC.              

Si descrivono di seguito procedure d'uso meno comune, che il medico curante può comunque richiedere.

Risonanza magnetica nucleare (RMN)

Si usa solo in casi selezionati (ad esempio, in presenza di allergia al mezzo di contrasto, insufficienza renale o malattie della tiroide, ecc.). Utilizza i campi magnetici per elaborare immagini dettagliate delle strutture interne dell'organismo. Per la migliore riuscita è indispensabile rimanere sdraiati e fermi quanto più possibile sul lettino che si trova all'interno di un cilindro di metallo. Prima di entrare nel cilindro è necessario rimuovere ogni oggetto metallico. I portatori di pacemaker o altri tipi di clip metalliche chirurgiche non possono sottoporsi alla RMN a causa dei campi magnetici, e se si soffre di claustrofobia, è opportuno informare il medico. L'intera procedura può richiedere fino ad un'ora ed è indolore.

Tomografia  ad emissione di positroni (PET)

È una procedura fondamentale nella fase diagnostica per stabilire la reale diffusione del linfoma, dopo il trattamento per verificare se eventuali ‘masse' residue contengono cellule tumorali, ed anche per formulare la prognosi, soprattutto nella malattia in stadio avanzato.

La PET si basa sulla conoscenza che i tumori consumino più glucosio rispetto ai tessuti normali. Durante l'esame si somministra per endovena un composto contenente zucchero radioattivo, che si diffonde in tal modo in tutto il corpo. La scansione si esegue dopo circa un paio d'ore. Attraverso il computer è possibile visualizzare le parti che assorbono maggiormente il glucosio; sarà poi il medico nucleare a valutare il significato di quest'assorbimento.

Puntura lombare

Si richiede solo in alcuni casi molto selezionati nel caso sussista un rischio aumentato di localizzazione delle cellule tumorali nelle meningi. Si esegue in reparto o nell'ambulatorio per pazienti esterni. Dopo avervi fatto sedere sul lettino con la schiena incurvata in avanti, il medico inietta prima un anestetico locale per sedare l'area, quindi introduce delicatamente un ago molto sottile tra due vertebre lombari e preleva un campione di liquido spinale che sarà analizzato in laboratorio al microscopio per vedere se contiene cellule tumorali. Dopo la procedura è indispensabile rimanere a letto sdraiati in posizione supina per almeno due ore per prevenire la comparsa di un fastidioso mal di testa.

La puntura lombare è ben tollerata dalla maggior parte dei pazienti, ma talvolta può provocare una sensazione di formicolio nella parte posteriore delle gambe, che è in sé del tutto priva di significato. Nei giorni immediatamente successivi potrebbe manifestarsi un mal di testa, che è controllabile con la somministrazione di analgesici.

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Letto 20265 volte Ultima modifica il Giovedì, 25 Luglio 2013

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