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Ablazione con iodio radioattivo

Questo trattamento consiste nella distruzione del tessuto tiroideo che non è stato rimosso con la tiroidectomia totale o subtotale, mediante l’utilizzo di un isotopo radioattivo, lo iodio 131 (I131), con l’obiettivo di:

  • eliminare eventuali residui di  tumore non asportati dal chirurgo, riducendo così la possibilità di recidiva;
  • eseguire una scintigrafia total body ad elevata sensibilità, per  escludere la presenza di metastasi.

Questa terapia, cui in passato venivano sottoposti pressoché tutti i pazienti affetti da carcinoma tiroideo non midollare, è oggi praticata in casi selezionati e riservata soprattutto al trattamento post-chirurgico dei carcinomi papillari e follicolari della tiroide a rischio intermedio-elevato di recidiva e delle forme poco differenziate. Molti di questi tumori hanno in effetti la capacità di captare lo iodio e di incorporarlo in modo molto simile al tessuto normale.

 

Preparazione alla terapia

La tiroide capta attivamente lo iodio. Questa è una funzione, specifica della ghiandola, fortemente stimolata dalla tireotropina, il principale regolatore della funzione delle cellule tiroidee. Pertanto, in preparazione al trattamento con iodio radioattivo è necessario far aumentare i livelli di tireotropina. Ciò si può ottenere attraverso la sospensione della terapia di sostituzione ormonale con tiroxina per un periodo di 3-6 settimane, durante le quali potrebbero manifestarsi i sintomi di ipotiroidismo quali depressione, aumento di peso, perdita di memoria, diminuzione della capacità di concentrazione e stanchezza. Tali sintomi scompariranno alla ripresa della terapia di sostituzione ormonale.

Tuttavia il metodo oggi di gran lunga preferito per ottenere l’innalzamento del livello della tireotropina nel sangue è la somministrazione dell’ormone tireotropo umano ricombinante (rhTSH) prodotto mediante tecniche di ingegneria genetica.

Questo farmaco, dal nome commerciale di Thyrogen®, è analogo alla tireotropina prodotta dall’organismo. Il suo uso previene la comparsa dei sintomi di ipotiroidismo, poiché non è necessaria la sospensione della terapia di sostituzione ormonale con tiroxina. Il trattamento consiste in due iniezioni intramuscolari distanziate di 24 ore seguite dalla somministrazione dello iodio radioattivo.

Il trattamento con l’ormone tireotropo umano ricombinante non provoca effetti collaterali importanti; solo in alcuni pazienti si manifestano senso di nausea, vomito, cefalea e debolezza. È importante tenere conto che questo farmaco appartiene alla categoria di quelli distribuiti esclusivamente a livello ospedaliero.

 

La dieta

Prima di iniziare il trattamento, l’oncologo può consigliare una dieta povera di iodio, perché l’assunzione di una quantità eccessiva di quest’elemento riduce l’efficacia del trattamento. È, quindi, consigliabileescludere dalla dieta pesce e frutti di mare, sale da cucina iodato e alimenti contenenti il colorante rosa E127 (salumi, ciliegie candite e fragole sciroppate, ecc.), ed inoltre non fare uso di farmaci contro la tosse e integratori vitaminici a base di iodio.

Anche latte, latticini e uova contengono un’elevata concentrazione di iodio, epuò quindi essere consigliabile ridurne il consumo.
Naturalmente, queste sono indicazioni generali; spetta al vostro medico fornirvi tutte le informazioni per una dieta corretta, in generale, e nel caso particolare che vi riguarda.

 

Effetti collaterali

In casi molto rari dopo il trattamento con iodio radioattivo si possono accusare dolore, stanchezza e a volte anche difficoltà respiratoria. Ricordarsi sempre di informare il medico curante di qualsiasi disturbo così che possa prescrivere i farmaci più indicati per ridurre i fastidi.

Purtroppo, a differenza della radioterapia esterna, l’ablazione con radioiodio rende leggermente radioattivi per circa quattro-cinque giorni, durante i quali la radioattività assorbita è eliminata principalmente attraverso l’urina, ma anche attraverso la saliva e il sudore. Di conseguenza, si deve rimanere per qualche giorno in ospedale fino a che il livello della radioattività non avrà raggiunto i limiti di sicurezza. Durante questo periodo è necessario adottare alcune precauzioni al fine di proteggere dalle radiazioni il personale ospedaliero, i familiari e amici che vengono in visita.

Tenendo presente che la procedura varia da ospedale a ospedale, è bene chiedere per tempo a medici e infermieri quale sia il protocollo adottato dal centro presso cui si è in cura. In linea di massima:

  • il paziente è sistemato in una stanza appartata, da solo o insieme a un altro paziente sottoposto allo stesso trattamento e può comunicare con l'esterno attraverso un interfono;
  • schermi di piombo sono sistemati su ambedue i lati del letto oppure vicino alla porta di ingresso per impedire la dispersione delle radiazioni;
  • le visite sono vietate o limitate e di breve durata. I visitatori e il personale medico-infermieristico non possono avvicinarsi troppo al letto per evitare l’esposizione alle radiazioni;
  • i minori di 18 anni e le donne in gravidanza non sono ammessi nella stanza del paziente;
  • gli infermieri misurano il livello di radiazioni nella stanza con un piccolo strumento denominato contatore Geiger.

 

Fertilità e allattamento

Durante il trattamento e nei dodici mesi successivi, è consigliabile prevenire il concepimento attraverso l’adozione di un sistema contraccettivo adeguato. In caso di presunta o accertata gravidanza, il trattamento con iodio radioattivo non è possibile. Esso non dovrebbe avere effetti sulla fertilità; tuttavia, sussiste un minimo rischio nel caso in cui siano necessari più cicli terapeutici.

Le donne che allattano dovrebbero interrompere l’allattamento un paio di giorni prima di sottoporsi al trattamento con iodio radioattivo. È assolutamente sconsigliato di riprendere l’allattamento subito dopo il trattamento, ma non ci sono controindicazioni per future maternità.

Informazioni aggiuntive

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Letto 60127 volte Ultima modifica il Venerdì, 17 Giugno 2016

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