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Studi clinici sul cancro

La maggior parte delle persone possiede scarsa o nulla conoscenza sugli studi clinici[1], sugli obiettivi che essi si propongono, sulle modalità di accedervi e su come sono condotti. I motivi di tale carenza d'informazione sono molteplici e complessi; tuttavia, è generale convinzione che proprio la mancanza di conoscenza contribuisca ad innalzare molte barriere che scoraggiano i pazienti dal partecipare agli studi clinici e i loro medici dal considerarli come una possibile opzione terapeutica. 

Un'indagine condotta negli Stati Uniti d'America su circa seimila malati di cancro adulti ha dimostrato che l'85% degli intervistati ignorava o non era sicuro che gli studi clinici fossero un‘opzione terapeutica, e di questi il 75% ha dichiarato che, se lo avesse saputo, avrebbe partecipato. La convinzione che il ‘nuovo' trattamento (farmacologico o di altro tipo) fosse meno efficace di quello che ricevevano attualmente, il rischio che fosse loro somministrato un placebo, e la preoccupazione di essere trattati come ‘cavie' sono state le ragioni per cui i pazienti non avevano accettato di aderire agli studi. Il 97% dei pazienti che aveva, invece, deciso di entrare in una sperimentazione clinica ha dichiarato di essere stato trattato con grande rispetto ed ha giudicato ‘buona' o ‘eccellente' la qualità del trattamento ricevuto.

Altro preconcetto è che i pazienti che partecipano agli studi clinici siano prevalentemente oggetto di sperimentazione, mentre, in realtà, essi ricevono i trattamenti migliori e più controllati rispetto alla media dei malati.

La grande importanza degli studi clinici si evince dal fatto che le terapie più moderne ed efficaci utilizzate per la cura di tutte le malattie sono sempre il risultato di sperimentazioni precedenti: è proprio grazie a queste che oggi, anche in oncologia, è in continuo aumento il numero dei guariti o dei malati la cui sopravvivenza è prolungata. È, inoltre, migliorato il decorso postoperatorio e sono diminuiti, o sono più controllabili, gli effetti collaterali della chemioterapia, che tanto spaventano i malati e i loro familiari.

Questo libretto intende correggere i difetti d'informazione che scoraggiano i malati di cancro dal partecipare agli studi clinici. In particolare, saranno chiariti i motivi dell'importanza di tali studi, saranno descritte le modalità di svolgimento e saranno indicate tutte le pratiche messe in opera per garantire la sicurezza dei malati che vi partecipano.

I risultati degli studi clinici sono importanti per i malati di tutto il mondo, e sono il frutto di un allestimento e coordinamento transnazionale. Il convegno internazionale Studi clinici di nuove terapie contro il cancro: una guida per i pazienti (Roma, 20 aprile 2007) è stato organizzato nell'ambito di un progetto congiunto tra Istituto Superiore di Sanità (ISS) e AIMaC il cui obiettivo è la realizzazione di strumenti innovativi per l'informazione sulle sperimentazioni cliniche e sui trattamenti non convenzionali per i malati di cancro. Al convegno partecipano tra gli altri i rappresentanti delle maggiori istituzioni impegnate nello studio e nella terapia dei tumori quali Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), European Medicines Agency (EMEA), National Institutes of Health (NIH) del governo degli Stati Uniti d'America e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che sono anche coautori di questo libretto. Il progetto s'inquadra nella collaborazione tra National Institutes of Health e l'Istituto Superiore di Sanità, prevista dal Memorandum d'Intesa tra il Ministero della Salute e dei Servizi Sociali americano e il Ministero della Salute italiano.

Francesco De Lorenzo Presidente AIMaC

Stefano Vella Direttore Dipartimento del Farmaco Istituto Superiore di Sanità




[1] Quelli che abbiamo scelto di chiamare studi clinici sono frequentemente indicati, nella letteratura specialistica, come sperimentazioni cliniche. Ai fini di questa pubblicazione, abbiamo ritenuto più idonea la definizione di studi in quanto essi riguardano non soltanto la sperimentazione di nuove terapie, ma anche studi sulla diffusione della malattia in determinati settori della popolazione, le tecniche di prevenzione e di diagnosi, ed altro. È opportuno ricordare che qualunque presidio terapeutico, sia esso di tipo farmacologico, chirurgico o radioterapico, é sottoposto ad una lunga e rigorosa fase di sperimentazione in vitro su cellule e tessuti ed in vivo nell'animale, prima di essere valutato nell'uomo.

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Letto 2827 volte Ultima modifica il Mercoledì, 06 Marzo 2019

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