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Potenziali effetti collaterali della chemioterapia

La chemioterapia può causare effetti collaterali fastidiosi, la cui entità può variare da soggetto a soggetto e da trattamento a trattamento. È importante sottolineare che moltissimi degli effetti collaterali sono temporanei, diminuendo e/o scomparendo gradualmente nei giorni successivi alla somministrazione o alla sospensione del trattamento. Inoltre, con i nuovi farmaci gli effetti collaterali della chemioterapia tendono a diminuire o anche a scomparire.

I principali organi che possono risentire della chemioterapia sono quelli in cui le cellule normali proliferano rapidamente, vale a dire il midollo osseo, la mucosa che riveste la bocca e l’apparato digerente, la cute e i follicoli piliferi.

Anche se la chemioterapia può comportare effetti collaterali fastidiosi, questi devono sempre essere comparati con i benefici che il trattamento produce. Gli effetti collaterali che più interferiscono con una buona qualità della vita (diarrea, vomito, dolori, fatigue) sono spesso prevenibili o comunque controllabili con la somministrazione di farmaci specifici.

 

Potenziali effetti collaterali:

- Stanchezza (fatigue)
- Ridotta funzionalità del midollo osseo
- Effetti sull’apparato gastro-intestinale e sullo stato di nutrizione
- La caduta dei capelli
- Modificazioni della cute
- Modificazioni a carico delle unghie
- Effetti sui nervi di mani e piedi
- Effetti sul sistema nervoso
- Modificazione della funzione renale
- Modificazioni dell’udito
- Alterazioni della funzione cardiaca
- Insorgenza di tumori secondari
- Reazioni allergiche
- Stravaso


Stanchezza: spesso il paziente accusa notevole stanchezza durante la chemioterapia. Ciò è abbastanza normale e può essere una conseguenza dei farmaci e della reazione dell’organismo alla malattia oppure può dipendere semplicemente dal fatto che il sonno non è ristoratore. È bene dosare le forze non solo sul lavoro, ma anche nella vita familiare, e riposare molto. Di solito la stanchezza scompare gradualmente alla conclusione del trattamento, ma talvolta può persistere anche per diversi mesi dopo la conclusione del trattamento. La stanchezza cronica (cosiddetta fatigue) rappresenta un insieme di sintomi fisici e psichici tra i più debilitanti e meno trattati tra i malati oncologici, perché questi spesso non ne parlano con i medici come, invece, solitamente fanno per altri disturbi (dolore, diarrea, ecc.).

Per approfondire

Maggiori informazioni sono disponibili su La fatigue

 


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Ridotta funzionalità del midollo osseo: la chemioterapia può ridurre il numero delle cellule staminali contenute nel midollo osseo, le quali danno origine alle cellule ematiche:

  • i globuli bianchi: sono fondamentali per combattere le infezioni;
  • i globuli rossi: contengono l’emoglobina che permette il trasporto dell’ossigeno in tutto l’organismo;
  • le piastrine: favoriscono la coagulazione del sangue e prevengono le emorragie.

Tutte le cellule ematiche rimangono nel midollo osseo fino alla loro maturazione e poi confluiscono nella circolazione sanguigna per svolgere le funzioni cui sono preposte. Dato che la chemioterapia comporta la riduzione del numero delle cellule ematiche, si rendono necessari periodici prelievi di sangue per controllare i livelli di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine.

I globuli bianchi
Quando il livello dei globuli bianchi (in particolare quello dei neutrofili, una loro sottoclasse) diminuisce, si è più soggetti alle infezioni perché è indebolito il sistema di naturale difesa dell’organismo contro i batteri.

Se la temperatura sale oltre 38° C o se si accusa un improvviso malessere, anche con temperatura normale, è necessario rivolgersi immediatamente al medico curante o all’ospedale. Se i controlli rilevano un basso livello dei globuli bianchi, si può intervenire tempestivamente con antibiotici, che nelle forme più gravi si somministrano per via endovenosa in ospedale.

Inoltre, la produzione di globuli bianchi può essere stimolata attraverso la somministrazione di particolari proteine dette fattori di crescita (G-CSF o GM-CSF). Questi sono prodotti normalmente dall’organismo, ma si è oggi anche in grado di sintetizzarli in laboratorio. La somministrazione, in tempi programmati, dei fattori di crescita durante la chemioterapia consente di stimolare il midollo osseo a produrre più globuli bianchi e di ridurre il rischio di infezioni.


Consigli pratici

  • Mantenere un alto livello d'igiene personale. Lavarsi sempre con cura le mani prima di cucinare o mangiare.


I globuli rossi
Se il livello dei globuli rossi, e quindi dell’emoglobina, che essi contengono, è basso, si avvertono stanchezza e sonnolenza, e talvolta anche dispnea, dovuta alla minore quantità di ossigeno disponibile per le funzioni dell’organismo. Sono questi i sintomi dell’anemia, che talvolta può essere accompagnata anche da sensazione di vertigini, dolori muscolari e articolari.

Se il livello dell’emoglobina è troppo basso, si può intervenire con trasfusioni di sangue per permettere un immediato recupero di energie e la scomparsa della stanchezza e della dispnea.
Un aumento dei globuli rossi può essere ottenuto anche attraverso la stimolazione del midollo osseo con la somministrazione di eritropoietina, un farmaco che s’inietta per via sottocutanea.

Le piastrine
Quando il livello delle piastrine è basso, possono comparire lividi ed emorragie, e talvolta perdite di sangue abbondanti anche a seguito di tagli o graffi di lieve entità. In presenza di emorragia o lividi non provocati, è bene informare immediatamente il medico curante, perché potrebbe rendersi necessaria una trasfusione di piastrine per ristabilire subito la normale capacità di coagulazione del sangue.

Consigli pratici

  • Fare molta attenzione a non ferirsi.
  • Lavarsi i denti con uno spazzolino morbido per ridurre il rischio di sanguinamento dalle gengive.


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Effetti sull’apparato gastro-intestinale e sullo stato di nutrizione

Nausea e vomito:  sono frequenti, ma oggi, grazie alla disponibilità di antiemetici molto efficaci, possono essere prevenuti o controllati con facilità. La nausea può insorgere in tempi diversi a seconda del tipo di farmaco chemioterapico. Generalmente inizia dopo qualche ora dalla somministrazione e, in casi sporadici, può protrarsi per diverso tempo. Tra i farmaci usati per ridurre o prevenire la nausea e il vomito figurano anche alcuni derivati del cortisone. Alcuni pazienti accusano nausea prima della chemioterapia. In questi casi può essere indicato anche l’uso di ansiolitici.

Perdita di peso involontaria: piuttosto comune nella maggior parte delle malattie oncologiche, è dovuta in parte all’aumentato dispendio energetico dell’organismo e in parte alla perdita dell’appetito. Pur essendo spesso presente già al momento della diagnosi, la perdita di peso involontaria non deve essere considerata inevitabile, ma anzi deve essere prontamente riconosciuta e corretta al fine di ridurre il rischio che si determini una condizione di malnutrizione (v. sotto).

Perdita dell’appetito (anoressia):  può essere dovuta agli effetti della chemioterapia o della malattia stessa. Può essere conseguenza di nausea, alterazione del gusto o dell’olfatto, dolore non controllato o stato depressivo. Può essere percepita come la riduzione o la mancanza assoluta di appetito o come una persistente sensazione di sazietà. Poiché è in genere associata a una ridotta assunzione di cibo, è uno dei fattori che concorrono a determinare la perdita di peso involontaria (v. sopra) e la malnutrizione per difetto (v. sotto).

Malnutrizione per difetto: condizione di depauperamento delle riserve energetiche, proteiche e di altri nutrienti dell’organismo tale da compromettere lo stato di salute e/o comportare, nelle sue forme più gravi, un aumento di morbilità e mortalità. Nei malati oncologici la malnutrizione, che viene non a caso definita come ‘malattia nella malattia’, è spesso non diagnosticata e può seriamente compromettere il buon esito e il proseguimento delle terapie antitumorali, come anche la vita stessa dei pazienti. È quindi di vitale importanza che il paziente venga inserito sin dal momento della diagnosi in un ‘percorso parallelo metabolico-nutrizionale’ che scorra parallelamente a quelle delle cure oncologiche. La valutazione dello stato di nutrizione è una procedura articolata e standardizzata che utilizza dati di varia provenienza ed è di fondamentale importanza per l’elaborazione del piano nutrizionale personalizzato per tutto il periodo delle cure oncologiche.

Malnutrizione per eccesso: conseguenza di un aumento di peso corporeo con aumentato rischio di sovrappeso e obesità. Si riscontra in particolare nelle pazienti affette da tumore della mammella, in cui, al contrario di quanto si osserva nella maggior parte delle malattie oncologiche, le cure determinano spesso un aumento di peso corporeo, che può osservarsi anche. dopo la terapia. Anche in questi casi, quindi, è importante prevedere un percorso di monitoraggio e trattamento nutrizionale volto al mantenimento del peso ideale attraverso una sana e corretta alimentazione associata a una regolare attività fisica, favorendo il benessere psicofisico e aumentando la probabilità di guarigione.

Diarrea: alcuni chemioterapici possono avere effetti sulle cellule che formano la mucosa di rivestimento dell’apparato digerente, causando diarrea. Se la diarrea si protrae per più giorni può provocare disidratazione e squilibri elettrolitici.             

Stitichezza: può essere la conseguenza dell’azione di alcuni chemioterapici o, più frequentemente, di alcuni farmaci somministrati per controllare gli effetti collaterali, come la nausea o il dolore.

Infiammazione di cavo orale, faringe ed esofago: alcuni chemioterapici provocano un’infiammazione delle mucose, che può causare sensazione di bruciore o dolore alla bocca e/o alla gola. Cinque-dieci giorni dopo la terapia possono formarsi piccole ulcere, che possono anche infettarsi. Quest’effetto collaterale è descritto dai medici come mucosite.

Alterazioni del gusto: la chemioterapia può modificare il gusto, diminuendo, intensificando (ciò vale soprattutto per i gusti salato, dolce, amaro) oppure alterando completamente la percezione dei sapori (alcuni cibi sanno di metallo o di cartone). Il senso del gusto torna normale alla conclusione del trattamento. 

Consigli pratici:

Nausea e vomito:

  • Consumare un pasto leggero alcune ore prima della seduta di trattamento, ma evitare di mangiare subito prima; è preferibile mangiare poco, ma spesso (6-8 volte al giorno), e lentamente; masticare bene prima di deglutire..
  • Evitare cibi fritti, grassi, oleosi, speziati o che abbiano sapori forti.
  • Consumare cibi secchi (cracker, grissini, fette biscottate o biscotti) al mattino appena svegli e frequentemente durante la giornata.
  • Durante la giornata, bere molto (acqua o altre bevande), a piccoli sorsi; prima di mangiare evitare di ingerire una quantità eccessiva di liquidi. A volte può risultare più piacevole sorseggiare una bibita fresca e gassata o succhiare cubetti di ghiaccio o ghiaccioli.
  • Consumare cibi freddi o a temperatura ambiente; i cibi caldi possono emanare un odore più forte.
  • Cibi e bevande aromatizzati con menta o zenzero sono rinfrescanti e possono aiutare a ridurre il senso di nausea.
  • Evitare di coricarsi subito dopo i pasti.        

Perdita di peso involontaria:

  • Il mantenimento di un adeguato bilancio energetico attraverso una corretta alimentazione è un requisito fondamentale per prevenire e correggere la perdita di peso. Il paziente deve chiedere al proprio medico di controllare il peso corporeo e di inviarlo a un centro di nutrizione clinica per la prescrizione di un piano nutrizionale adeguato alle sue esigenze. Lo specialista potrà eventualmente prescrivere dei supplementi nutrizionali orali che serviranno a integrare l’alimentazione qualora questa risultasse insufficiente o carente.

Perdita dell’appetito (anoressia):

  • Consumare pasti piccoli e spuntini più volte al giorno, sfruttando i momenti in cui l’appetito è maggiore.
  • Scegliere i cibi e le bevande più gradite, preferendo quelle altamente caloriche e proteiche.
  • Dare priorità alle fonti di carboidrati e proteine ed evitare quantità elevate di fibra (cibi integrali, leguminose, frutta e verdura) per limitare il volume dei pasti.
  • Svolgere un’attività fisica moderata può stimolare l’appetito.

Malnutrizione per difetto:

Vale quanto riportato sopra per la perdita di peso involontaria.

Malnutrizione per eccesso:

  • Il mantenimento del peso ideale può essere garantito dalla combinazione tra una sana e corretta alimentazione e una regolare attività fisica, evitando di ’impigrirsi’, anche se dovessero comparire segni di stanchezz. Il paziente deve chiedere al proprio medico di controllare il peso corporeo e di inviarlo a un centro di nutrizione clinica a o suo peso corporeo e di inviarlo a un centro di nutrizione clinica che potrà aiutarlo a non accumulare peso in eccesso come conseguenza di alcuni trattamenti ormonali o farmacologici.

Diarrea:

  • Bere frequentemente per reintegrare i liquidi persi (acqua, infusi, acqua insaporita con limone, brodo vegetale); se la diarrea si protrae per più giorni, può essere indicato utilizzare soluzioni reidratanti orali (disponibili in farmacia) o integratori idro-salini da assumere in modo frazionato durante la giornata, sotto controllo medico.
  • Limitare il consumo di: frutta, verdura e cereali, integrali, ad eccezione di carote, patate, mele, banane, fiocchi d’avena e orzo;  latticini freschi, caffeina, succhi di frutta e bevande alcoliche.
  • Evitare cibi o bevande dolcificati con polialcoli (ad esempio sorbitolo, mannitolo, xylitolo); cibi molto grassi e cibi speziati.
  • Assumere fermenti lattici su indicazione del medico.
  • Non limitare l’uso del sale nella preparazione e nel condimento delle pietanze.
  • Consumare bevande e alimenti a temperatura ambiente.
  • Fare pasti piccoli e frequenti durante tutta la giornata, prediligendo cereali e derivati raffinati, come anche alimenti proteici di origine animale.           

Stitichezza:

  • Bere molti liquidi. Alcune persone hanno beneficio dall’assunzione di caffè, tè o altre bevande calde, latte, succo di prugna, centrifugati di frutta e verdura o bevande a base di aloe.
  • In generale seguire, se ben tollerata, una dieta ricca di frutta, verdura e cibi integrali.
  • Valutare insieme al medico l’assunzione di fermenti lattici o integratori di fibra solubile.

Mucosite:

  • Seguire una dieta morbida per non danneggiare la mucosa già infiammata. Se necessario, tritare, frullare o passare gli alimenti o ammorbidirli nei liquidi.
  • Prediligere pietanze a temperatura ambiente o fredda.
  • Evitare cibi e bevande molto zuccherati, salati, speziati, contenenti alcol o acidi (agrumi, pomodoro, kiwi, aceto).
  • Fare regolarmente degli sciacqui del cavo orale con una soluzione di acqua e bicarbonato di sodio o un’altra preparazione indicata dal medico. Lavarsi i denti delicatamente mattina e sera e dopo ogni pasto, usando uno spazzolino a setole morbide.
  • Mantenere le labbra morbide, applicando burro di cacao o, se lo si preferisce, un balsamo.
  • Mantenere la bocca sempre umida sorseggiando, durante la giornata, acqua o altre bevande non irritanti  (infusi, latte, estratti di verdura e bibite non gassate). Bere può risultare più facile e meno doloroso con l’utilizzo della cannuccia.
  • Aggiungere salse e condimenti ai cibi in modo da facilitare la deglutizione.

Alterazioni del gusto:

  • Fare uso di spezie e aromi per cucinare.
  • Preparare pietanze marinate o accompagnare i piatti con salse molto aromatiche.
  • Preferire i cibi  rinfrescanti, che lasciano in bocca un sapore molto gradevole, come la frutta fresca.
  • Se è presente un sapore metallico in bocca, utilizzare posate di plastica.
  • Se l’acqua ha un cattivo sapore, aggiungere del limone o altri succhi, sciroppi oppure sostituirla con acqua gassata o infusi.
  • Evitare di mangiare cibi che non piacciono e provare nuovi alimenti, che possono risultare più graditi.
  • Per rinfrescare la bocca prima del pasto provare caramelle o gomme da masticare al limone o alla menta.
  • Bere molti liquidi. Alcune persone hanno beneficio dall’assunzione di caffè, tè o altre bevande calde, latte, succo di prugna, centrifugati di frutta e verdura o bevande a base di aloe.
  • In generale seguire, se ben tollerata, una dieta ricca di frutta, verdura e cibi integrali.
  • Valutare insieme al medico l’assunzione di fermenti lattici o integratori di fibra solubile.

Per approfondire

Maggiori informazioni sui problemi nutrizionali sono disponibili su La nutrizione nel malato oncologico e su Neoplasia e perdita di peso - Che cosa fare?  

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Caduta dei capelli: è uno degli effetti collaterali più noti e più temuti dei chemioterapici. Alcuni farmaci non hanno effetti sui capelli, altri li indeboliscono al punto da spezzarli, a livello o in prossimità del cuoio capelluto o , già una-due settimane dopo l’inizio del trattamento; alcuni li fanno cadere completamente, mentre altri provocano una caduta talmente modesta da passare inosservata. In ogni caso i capelli ricrescono alla conclusione dei cicli di chemioterapia.

Se i capelli cadono, l’entità del fenomeno dipende dal tipo di farmaco usato, dal dosaggio e dalla reazione individuale al trattamento. I capelli iniziano a cadere di solito nell’arco di alcune settimane dall’inizio del trattamento, ma raramente possono cadere anche dopo qualche giorno. Il fenomeno può interessare anche i peli delle ascelle, la peluria che ricopre il corpo e il pube, ciglia e sopracciglia.

Consigli pratici:

  • Se la chemioterapia può provocare la caduta dei capelli, tagliarli piuttosto corti prima di cominciare il trattamento. I capelli lunghi pesano, quindi esercitano sul cuoio capelluto una trazione, che ne accelera la caduta.
  • Usare shampoo delicati.
  • Evitare trattamenti che prevedono l’uso di prodotti chimici aggressivi (es. permanente e colore) durante la terapia e per i primi tre mesi successivi.
  • Evitare di spazzolarsi o pettinarsi i capelli con troppo vigore - una spazzola per bambini a setole morbide può essere più indicata.
  • Non usare phon, arricciacapelli e bigodini, ma asciugare i capelli tamponandoli con un asciugamano.
  • Valutare con personale specializzato la possibilità di acquistare una parrucca, in modo che questa sia quanto più simile possibile per colore e struttura ai capelli naturali.
  • Indossare eventualmente cappelli, foulard o turbanti.

 

Per approfondire

Maggiori informazioni sui problemi nutrizionali sono disponibili su La caduta dei capelli

 

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Alterazioni della cute: alcuni farmaci chemioterapici possono avere effetti sulla cute, che può cambiare leggermente colore, tendere a disidratarsi ed essere più sensibile all’esposizione al sole. Tali effetti possono peggiorare con il nuoto, soprattutto se praticato in piscina con acqua addizionata di cloro. In caso di eruzione cutanea rivolgersi al medico curante.

Consigli pratici

  • In caso di esposizione al sole, indossare un cappello, abiti comodi e coprenti, e proteggere le zone esposte con creme ad alto fattore protettivo per evitare scottature.
  • Radersi con il rasoio elettrico evitando l’uso delle lamette per ridurre il rischio di tagli o abrasioni.
  • Se la cute si disidrata e dà prurito, massaggiarla delicatamente con una crema idratante per alleviare il fastidio. 

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Alterazioni delle unghie: alcuni chemioterapici possono rallentare la crescita delle unghie, che sono percorse da linee bianche; talvolta le unghie cambiano forma o colore, diventando più chiare o più scure; possono anche diventare più fragili e tendere a sfaldarsi. Applicare unghie finte o smalto aiuta a nascondere eventuali alterazioni.

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Effetti sui nervi periferici: alcuni chemioterapici possono influire sui nervi periferici, in particolare quelli delle mani e dei piedi (neuropatia periferica). In conseguenza di ciò si può accusare formicolio o una sensazione che è spesso descritta come ‘puntura di aghi’. Questo fenomeno prende il nome di parestesia. Se compare, tende comunque a scomparire alla conclusione del trattamento; in ogni caso, informare l’oncologo, che può decidere di sospendere o modificare il trattamento se il problema si acuisce. Con alcuni farmaci questi disturbi sono accentuati dal freddo; si possono provare parestesie o dolore anche al cavo orale se si assumono cibi troppo freddi.

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Effetti sul sistema nervosoalcuni chemioterapici possono indurre ansia, agitazione, vertigini, insonnia o mal di testa, difficoltà di concentrazione. Se compaiono questi sintomi, informare l’oncologo, che potrà prescrivere i farmaci più indicati per alleviarli.


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Alterazioni della funzione renale: 

alcuni chemioterapici possono compromettere la funzione renale. Ciò si può prevenire tramite somministrazione di liquidi per via endovenosa prima del trattamento. La funzione renale è tenuta sotto rigoroso controllo mediante analisi del sangue che si eseguono prima di ogni seduta terapeutica.

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Modificazioni dell’udito: alcuni chemioterapici riducono la capacità dell’orecchio di percepire i suoni acuti. Talvolta si potrebbe percepire anche un rumore continuo (tinnito), che può risultare molto fastidioso. In caso di pur minima alterazione dell’udito, informare l’oncologo.

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Alterazioni della funzione cardiaca: alcuni chemioterapici possono compromettere il funzionamento del cuore, riducendone la forza di contrazione. È quindi importante controllare il buon funzionamento del cuore prima di iniziare il trattamento con questi farmaci e monitorarlo periodicamente anche al termine della terapia. 

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Insorgenza di tumori secondari: seppur raramente, alcuni farmaci chemioterapici possono accrescere il rischio di sviluppare particolari tipi di tumore o di leucemia, anche a distanza di molti anni dal trattamento. L’oncologo soppeserà attentamente questo rischio rispetto ai benefici della chemioterapia nel trattamento della malattia attuale. Inoltre, avrà cura di affrontare e discutere con il paziente il problema nel caso in cui la chemioterapia proposta possa aumentare il rischio di un secondo tumore.

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Reazioni allergiche: 

insorgono in modo imprevedibile e improvviso durante o immediatamente dopo la somministrazione di un farmaco; possono manifestarsi con orticaria, prurito, difficoltà a respirare, crampi addominali e nei casi più gravi con calo della pressione arteriosa (shock anafilattico) ed edema della laringe. La somministrazione endovenosa è associata con maggiore frequenza alla comparsa di reazioni di ipersensibilità, in particolare con alcuni farmaci . Tuttavia nessun farmaco è privo di rischio.

Dal punto di vista pratico, è importante che il paziente, specie se soffre di altri tipi di allergie, sia consapevole della possibilità di reazioni allergiche perché se insorgono richiedono un intervento terapeutico immediato.

Per i farmaci che più frequentemente provocano reazioni allergiche occorre somministrare cortisonici e antistaminici prima del trattamento.

Consigli pratici

  • Prima di iniziare la chemioterapia, riferire all’oncologo se in passato vi sono state reazioni anomale successive alla somministrazione di farmaci e se si è a conoscenza di allergie.

Durante o subito dopo l’infusione di farmaci chemioterapici, riferire immediatamente la comparsa improvvisa di disturbi in modo che l’infermiere possa riconoscere tempestivamente un’eventuale reazione di ipersensibilità a un farmaco e quindi intervenire in maniera efficace.

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Stravaso: alcuni farmaci chemioterapici sono irritanti e possono causare infiammazione ai tessuti. I sintomi possono insorgere immediatamente (senso di fastidio, bruciore e arrossamento locale) o anche alcuni giorni dopo la somministrazione del farmaco (dolore, gonfiore e, nei casi più gravi, ulcerazione e necrosi dei tessuti intorno alla vena utilizzata per l’infusione).

La gravità dello stravaso dipende dalla sede in cui avviene, dal tipo di farmaco infuso, dalla sua concentrazione e dal volume stravasato, dalla sede e dal tempo trascorso tra lo stravaso e l’inizio della terapia.

In caso di stravaso occorre interrompere immediatamente l’infusione, praticare una sequenza precisa di operazioni (tra cui l’applicazione del freddo o del caldo, a seconda del farmaco stravasato) e monitorare per alcuni giorni la sede dello stravaso.

La scelta accurata della via venosa da utilizzare per la somministrazione del farmaco e l’inserzione di un catetere venoso centrale nei casi in cui non siano disponibili vene periferiche sicure, costituiscono le due principali modalità di prevenzione dello stravaso.

                          

Consigli pratici

  • - Se l’accesso alle vene periferiche è difficoltoso, verrà suggerito il posizionamento di un catetere venoso centrale. Questa possibilità ha il duplice vantaggio di ridurre il rischio di stravaso e di diminuire la necessità di punture venose ripetute.
  • - Durante l’infusione dei farmaci, riferire immediatamente ogni sensazione di dolore, bruciore, prurito o rigonfiamento nella sede dell’iniezione, in modo che l’infermiere o il medico possano prontamente intervenire.
  • A domicilio mantenere il braccio in cui si è verificato lo stravaso in assoluto riposo per 2 o 3 giorni, quindi riprendere gradualmente a muoverlo. Evitare di massaggiare o frizionare la pelle sovrastante il punto in cui si è verificato lo stravaso.

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Informazioni aggiuntive

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Letto 714943 volte Ultima modifica il Lunedì, 27 Settembre 2021

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