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La radioterapia per il cancro dell'ovaio

La radioterapia si usa molto raramente per il trattamento del cancro dell'ovaio. Talvolta si può utilizzare nei casi in cui la malattia si ripresenta dopo l'intervento chirurgico e la radioterapia, qualora altre opzioni terapeutiche non siano più indicate. Si può usare anche per ridurre il sanguinamento o il senso di fastidio e per lenire il dolore. In tali casi si parla di radioterapia palliativa.

La radioterapia consiste nell'uso di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali, cercando al tempo stesso di danneggiare il meno possibile le cellule normali. Si effettua presso il centro di radioterapia dell'ospedale. Un ciclo di radioterapia palliativa si compone di solito di 1-10 sessioni, ciascuna delle quali dura pochi minuti. La durata del trattamento dipende dal tipo di tumore e dalle sue dimensioni.

Cronicizzazione della malattia e prospettive di ricerca

I numerosi farmaci efficaci contro il cancro dell'ovaio oggi disponibili (carboplatino, paclitaxel, taxotere, cisplatino, epirubicina liposomiale, gemcitabina, topotecan, trabectidina) e un impiego corretto della chirurgia rendono possibile, in molti casi, se non la guarigione completa, la cronicizzazione della malattia, garantendo comunque alla paziente una lunga sopravvivenza preservando una buona qualità di vita.

La ricerca contro il cancro è impegnata su più fronti nello sviluppo di nuove strategie sempre più efficaci. L'ingresso nella pratica clinica dei cosidetti farmaci "biologici" o "target" (mirati a bloccare una o più fasi particolari nel metabolismo tumorale, spesso specifici per tipi di tumore) ci avvicina sempre di più alla costruzione di cure personalizzate" basate su una conoscenza più approfondita delle caratteristiche biologiche di quel tumore, assicurando maggior efficacia e minore tossicità.

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Letto 7363 volte Ultima modifica il Lunedì, 24 Novembre 2014

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