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La chemioterapia per il cancro del fegato

La chemioterapia consiste nell'impiego di farmaci detti citotossici o antiblastici. Essendo veicolati dal circolo ematico, tali preparati possono raggiungere le cellule tumorali in ogni parte dell'organismo.

I chemioterapici sono somministrati a volte per via orale sotto forma di compresse, ma più comunemente sono iniettati direttamente in vena (somministrazione per endovena). Alcuni pazienti ricevono la chemioterapia attraverso una pompa di infusione applicata nell'arteria epatica. In sede di intervento la pompa viene inserita sotto la cute dell'addome e riempita con il chemioterapico (o con una combinazione di più chemioterapici). L'estremità del catetere della pompa è inserita nell'arteria epatica in modo da erogare i farmaci direttamente nel fegato limitando i danni alle altre strutture dell'organismo.
Un ciclo di chemioterapia che, a seconda del tipo di farmaco, può durare alcune ore o qualche giorno, è seguito da un periodo di riposo di qualche settimana per consentire all'organismo di smaltire gli eventuali effetti collaterali. Un ciclo completo di chemioterapia dura quattro-sei mesi.

Sono disponibili molti chemioterapici per il trattamento dei tumori del fegato, che possono essere somministrati da soli o in combinazione. I più usati sono la gemcitabina, l'oxaliplatino, la doxorubicina ed il sorafenib, ma si possono usare anche altri farmaci. I regimi di combinazione sono caratterizzati dall'associazione di più farmaci, secondo schemi diversi. Il vostro oncologo potrebbe offrirvi la possibilità di scegliere tra vari trattamenti, giacché le singole combinazioni producono effetti collaterali diversi.

La chemioterapia può essere eseguita come trattamento ambulatoriale, ma  in alcuni casi  potrebbe richiedere un breve periodo di degenza in ospedale.

Effetti collaterali

Le reazioni alla chemioterapia variano da soggetto a soggetto. È vero che i trattamenti potrebbero causare effetti collaterali spiacevoli, ma questi di solito possono essere facilmente controllati con appositi farmaci. Alcuni pazienti sono in grado di condurre una vita abbastanza normale anche durante il trattamento, ma la maggior parte avverte un profondo senso di spossatezza e deve prendersela con molta più calma. Non pretendete di fare tutto ciò che svolgevate prima senza sforzo e prendetevi il tempo necessario a far riposare il fisico.

Ridotta resistenza alle infezioni:
se, da un lato, i farmaci distruggono le cellule tumorali, dall'altro riducono temporaneamente il numero di linfociti, con conseguente aumento del rischio di contrarre infezioni. Se la temperatura sale oltre 38° C o se all'improvviso accusate uno stato di malessere nonostante la temperatura sia normale, rivolgetevi immediatamente al vostro medico o recatevi in ospedale.
Prima di ogni seduta di chemioterapia sarete sottoposti ad analisi del sangue per controllare il livello dei globuli bianchi. Se la conta dei globuli bianchi continua ad essere bassa, potrebbe essere necessario posticipare il trattamento.

Tendenza a sviluppare lividi o piccole emorragie
: la chemioterapia può provocare un abbassamento delle piastrine. Se compaiono lividi o piccole emorragie di cui ignorate la causa, parlatene con l'oncologo.

Anemia:
se il livello dei globuli rossi si abbassa, vi sentirete molto stanchi e potreste accusare anche mancanza di respiro. Sono questi i sintomi dell'anemia, che possono essere risolti con una terapia mirata o anche con trasfusione di sangue.

Nausea e vomito:
alcuni chemioterapici usati per il trattamento del tumore del fegato possono causare nausea e vomito, che tuttavia si possono prevenire o ridurre considerevolmente con la somministrazione di antiemetici.

Ulcere del cavo orale:
alcuni chemioterapici possono irritare la bocca e provocare la comparsa di piccole ulcere. Effettuare regolarmente degli sciacqui può giovare a ridurre il fastidio.

Perdita dell'appetito:
se non avete voglia di mangiare finché siete in trattamento, potrete sostituire i pasti con bevande ipercaloriche.

Modificazioni del gusto
: potreste accorgervi che i cibi hanno un sapore diverso, talvolta metallico. Anche in questo caso l'effetto è temporaneo e il senso del gusto tornerà normale alla conclusione del trattamento.

Caduta dei capelli: la caduta dei capelli è un effetto collaterale comune di alcuni chemioterapici, ma non di tutti. E' un effetto psicologicamente molto difficile da accettare. Di solito i capelli cominceranno a ricrescere nell'arco di tre-sei mesi dalla conclusione del trattamento. Chiedete al vostro oncologo se i farmaci che assumete possono causare la caduta dei capelli. Ci sono molti modi per mascherare la perdita dei capelli, ad esempio facendo uso di parrucche, foulard o cappelli. In alcuni casi è possibile cercare di limitare la caduta dei capelli facendo uso del cosiddetto casco di ghiaccio, che raffredda il cuoio capelluto durante la seduta di chemioterapia, ma la sua efficacia è discutibile.

Menopausa precoce:
in alcuni casi la chemioterapia può indurre una menopausa precoce, che si manifesta con i segni classici di questo fenomeno, ossia vampate di calore e sudorazione profusa.

Contraccezione e chemioterapia
Durante la chemioterapia, è consigliabile evitare di dare inizio ad una gravidanza, perché i farmaci citotossici possono influire negativamente sullo sviluppo fetale. È, pertanto, importante usare un metodo contraccettivo efficace per tutta la durata del trattamento e anche per alcuni mesi dopo la sua conclusione. Affrontate l'argomento con il vostro oncologo.

Nelle prime 48 ore successive alla seduta di trattamento eventuali tracce di farmaco possono essere presenti nella secrezione vaginale; per tale motivo, si consiglia l'uso del profilattico nei rapporti sessuali.

Informazioni aggiuntive

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Letto 48822 volte Ultima modifica il Venerdì, 28 Novembre 2014

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