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Sorafenib (Nexavar®)

Che cos'è il sorafenib

Qual è il principio di azione

Che aspetto ha

Come si somministra

Potenziali effetti collaterali

Ulteriori informazioni


 

Che cos'è il sorafenib

Il sorafenib, comunemente noto con il nome commerciale di Nexavar®, è una sostanza che appartiene alla classe degli inibitori della crescita tumorale.

Il sorafenib si utilizza attualmente per il trattamento del  carcinoma a cellule renali avanzato (ossia che si è diffuso al di fuori del rene) oppure che non ha risposto alla terapia con l’interferone alfa o con l’interleuchina 2 oppure nei casi in cui queste terapie non sono indicate.

Il sorafenib è efficace anche per il trattamento del carcinoma epatocellulare, il più frequente tumore primitivo (che ha origine nell’organo interessato) del fegato, anche per i pazienti inoperabili.

Il sorafenib è indicato per il trattamento di pazienti con carcinoma differenziato della tiroide (papillare/follicolare/a cellule di Hürthle) localmente avanzato o metastatico, in progressione, refrattario al radioiodio.

Sono attualmente in corso degli studi clinici miranti a verificare l’efficacia del sorafenib per altri tipi di tumore, tra i quali il melanoma e il carcinoma polmonare non a piccole cellule.

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Qual è il principio di azione

Il sorafenib è una sostanza che appartiene a una nuova classe di farmaci antitumorali mirati, i cosiddetti inibitori della crescita tumorale. Questa classe di molecole agisce contro i tumori in modo più selettivo rispetto alla chemioterapia tradizionale, in quanto riconosce alcune proteine che si trovano sulla parete delle cellule tumorali o all’interno della cellula, ovvero blocca i meccanismi con i quali le cellule si riproducono; siccome queste proteine si trovano solo in piccola parte anche sulle cellule sane, ne risulta che l’azione sia mirata verso le cellule tumorali. Gli inibitori della crescita tumorale possono uccidere le cellule tumorali o solamente impedire che si sviluppino.

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Che aspetto ha

Il sorafenib si presenta sotto forma di compressa rivestita con film contenente 200 mg di principio attivo. Ogni compressa è di colore rosso, rotonda, biconvessa, contrassegnata con la croce Bayer su un lato e con “200” sull’altro.

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Come si somministra

Il sorafenib si somministra per bocca. La dose raccomandata deve essere assunta a stomaco vuoto con un bicchiere d’acqua almeno un’ora prima o due ore dopo i pasti. Normalmente la dose è di due compresse da 200 mg due volte al giorno, ma l’oncologo può aggiustare il dosaggio nel modo che ritiene più opportuno.

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Potenziali effetti collaterali

Le reazioni ai farmaci variano da individuo a individuo: alcuni pazienti accusano pochissimi effetti collaterali, altri, invece, devono sopportare conseguenze più pesanti. Non necessariamente gli effetti collaterali descritti nel Profilo Farmacologico colpiranno tutti coloro che si sottopongono al trattamento con sorafenib.

È opportuno sapere che gli effetti collaterali possono essere diversi se il sorafenib è somministrato in associazione con farmaci chemioterapici. In generale, il sorafenib può provocare astenia, ossia sensazione di stanchezza, e diminuzione dell’appetito; entrambe possono insorgere in forma lieve o anche in forma severa. L’astenia può essere legata all’anemia. È sempre consigliabile discuterne con l’oncologo.

Il Profilo Farmacologico prende in considerazione gli effetti collaterali più comuni e anche i meno frequenti in modo che siate preparati qualora dovessero verificarsi. Sono stati, invece, tralasciati gli effetti collaterali molto rari, ossia quelli che molto difficilmente accuserete. Qualora avvertiate qualunque effetto che ritenete possa essere connesso con l’assunzione del farmaco, ma che non è citato nel Profilo Farmacologico, parlatene con l’oncologo che vi ha in cura.

Effetti collaterali comuni

Dolore e arrossamento del palmo della mano e della pianta del piede (nota anche come sindrome mano-piede). Si tratta di un effetto tardivo, perché si manifesta con l’accumulo delle dosi di farmaco nel tempo. Inizia con una sensazione di formicolio e bruciore ai palmi delle mani e, meno frequentemente, alle piante dei piedi. Dopo alcuni giorni possono comparire dolore e formazione di ulcere. Alla sospensione della chemioterapia, il processo si risolve gradualmente nell'arco di 1-2 settimane senza complicazioni. Può essere utile la somministrazione di analgesici e neuro-protettori.

Modificazioni della cute. La terapia può causare un’eruzione cutanea, simile all’acne, che può dare prurito. Sono consigliati saponi neutri, ed eventualmente creme antistaminiche.

Aumento della pressione. Quando la pressione arteriosa aumenta, si avvertono cefalea, vertigini, confusione mentale, malessere. Se insorgono questi disturbi durante la terapia, è necessario avvisare il personale.

Diarrea (frequentemente associata a dolori addominali). Se si presenta, è in forma lieve (una-due scariche al giorno); raramente è severa. Può essere controllata facilmente con i comuni farmaci antidiarroici. Se si presentasse in forma severa, potrebbe essere necessario sospendere il trattamento o ridurre le dosi della chemioterapia. In ogni caso, è necessario bere molto per reintegrare i liquidi perduti.

Dolore o ulcere del cavo orale, con o senza modeste alterazioni del gusto. Durante il trattamento, potreste avvertire una sensazione di dolore alla bocca, che potrebbe essere particolarmente secca, e potreste notare la presenza di piccole ulcere. Per prevenire quest'effetto collaterale, è importante assumere molti liquidi ed eseguire una regolare pulizia dei denti con uno spazzolino morbido. Le eventuali alterazioni del gusto scompariranno al termine della terapia. Se avete uno di questi problemi, informate l’oncologo, che potrà prescrivere collutori speciali e farmaci per prevenire o curare eventuali infezioni del cavo orale.

Nausea e vomito. Nonostante il sorafenib non sia un farmaco chemioterapico tradizionale, questi sintomi possono insorgere ugualmente, e durare anche per alcuni giorni. Di solito la nausea è d’intensità modesta ed è sufficiente assumere un antiemetico; il vomito è raro. Per chi riceve il sorafenib in associazione alla chemioterapia, le probabilità di accusare questi sintomi è decisamente più alta.

Per approfondire

Maggiori informazioni sui problemi nutrizionali sono disponibili su La nutrizione nel malato oncologico e su Neoplasia e perdita di peso - Che cosa fare?  

Modificazioni dell’udito. Potreste avvertire una sensazione di ‘rumori’ all’orecchio (tinnito) e accorgervi di non percepire i suoni acuti. Ciò è dovuto all’azione del sorafenib, ma si tratta di un effetto temporaneo, destinato a scomparire alla conclusione del trattamento.

Crampi muscolari e dolori addominali. Generalmente si presentano in forma lieve; se creano dolore persistente, può essere utile assumere un antiinfiammatorio (es. tachipirina). Se il dolore non risponde agli analgesici, può essere necessario sospendere la terapia per alcune settimane.

Effetti collaterali meno frequenti

Stipsi. È opportuno bere molto, seguire una dieta ad alto contenuto di fibre e talvolta ricorrere ai lassativi.

Sanguinamento. È un fenomeno sporadico, ma deve essere comunicato all’oncologo tempestivamente.

Modificazioni dell’attività cardiaca. Raramente è stata descritta diminuzione dell’efficienza cardiaca, e si possono manifestare difficoltà respiratorie, dolore di tipo anginoso, ipotensione. È necessario informare l’oncologo.

Temporanea riduzione della produzione di cellule ematiche da parte del midollo osseo. È un evento decisamente più modesto rispetto alla chemioterapia. La diminuzione dei globuli rossi provoca diminuzione dell’emoglobina e quindi anemia, che si manifesta principalmente con sensazione di spossatezza fisica; la diminuzione dei globuli bianchi facilita l’insorgere di infezioni, il cui segno è la febbre, di solito con brivido; la diminuzione delle piastrine provoca ecchimosi, ossia lividi, o emorragie. La ridotta funzionalità del midollo osseo può manifestarsi alcune settimane dopo l’inizio della terapia, e tende a restare stabile e modesta.

Se la terapia prevede l’associazione con i farmaci chemioterapici, le probabilità di andare incontro a diminuzione dei globuli è più alta. Per questo sarete sottoposti a esami periodici del sangue per controllare la funzionalità del midollo osseo. Qualora si verifichi una netta diminuzione del conteggio delle cellule ematiche, la somministrazione del farmaco può venire rinviata di alcuni giorni per permettere il recupero della funzionalità del midollo osseo.  

Se la temperatura sale oltre 38° C o se insorgono ecchimosi o emorragie senza apparente motivo, è necessario consultare l’oncologo o l’ospedale.

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Ulteriori informazioni

Alcuni farmaci potrebbero interferire con la terapia. Per questo motivo, comunicate all’oncologo quali farmaci assumete prima di cominciare il trattamento e consultatelo prima di assumere altri farmaci.
Se si dimentica di prendere la compressa giornaliera, questa deve essere assunta non appena ve ne ricordate. Se ciò avviene a meno di 12 ore dalla compressa successiva, non assumete la dose dimenticata. Non dovete assumere due compresse allo stesso tempo per recuperare la dose dimenticata.

Reazioni allergiche. Il sorafenib, come qualsiasi altro farmaco, può provocare reazioni allergiche, come lo sviluppo di un’eruzione cutanea accompagnata da prurito, rialzo termico, brividi, rossore localizzato al volto, senso di vertigini, cefalea, mancanza di respiro, ansia e aumento della minzione. Questi disturbi possono venire in forma lieve o in forma severa, e in questo caso richiedono un trattamento appropriato.

Gravidanza e fertilità. Non vi sono dati sufficienti sugli effetti del farmaco a lungo termine, per cui sono sconsigliate in modo assoluto le gravidanze durante la terapia. Se questo farmaco viene somministrato assieme ai chemioterapici, è necessario ricordare che il periodo durante il quale è sconsigliato intraprendere una gravidanza dura cinque anni dal termine della terapia.

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AIMaC è grata alla Divisione di Oncologia Medica dell'Ospedale Sacro Cuore Don Calabria - Negrar (VR) e in particolare ai Dott. Paola Agnese Cassandrini, Gianluigi Lunardi, Marco Venturini e a Francesca Coati; all’Istituto Regina Elena di Roma e in particolare alle Dott. Antonia Marina La Malfa e Antonietta Coratti per la revisione critica del testo.

Ultima revisione: settembre 2010
Titolo originale: Sorafenib (Nexavar®)

Letto 55626 volte Ultima modifica il Mercoledì, 25 Gennaio 2017
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