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Quando il malato di cancro guarda ai rimedi non convenzionali?

Negli ultimi anni l’interesse per l’informazione sulla salute è notevolmente aumentato. L’aspirazione al vivere meglio si riscontra nell’acquisizione di stili di vita più regolari, di un’alimentazione più sana e di cure ‘dolci’ che tengano conto di fattori quali l’equilibrio tra corpo e mente. Anche i malati di cancro avvertono sempre più la necessità di un approccio che curi la ‘persona’ nella sua globalità e non soltanto la sua condizione fisica. Per tale motivo usano sempre più spesso i trattamenti non convenzionali, che possono sostenere le cure tradizionali e contribuire al miglioramento della qualità della vita.

In tempi recenti l’utilizzo dei trattamenti non convenzionali da parte dei pazienti e la loro pratica da parte dei terapisti sono in continuo aumento non soltanto negli Stati Uniti, ma anche in Europa. L’Italia è il paese in cui i malati di cancro fanno più ricorso alle cure non convenzionali. Nonostante ciò, l’informazione e i finanziamenti per la ricerca e la sperimentazione dei trattamenti non convenzionali sono ancora allo stato iniziale, mentre in altri paesi assorbono una grande fetta di investimenti.

Le informazioni sui trattamenti complementari e alternativi, in conseguenza anche dei nuovi risultati della ricerca di base e della sperimentazione clinica, devono essere sempre discusse con il medico curante per evitare un doppio danno: lo stress del malato, impegnato a ’nascondere’ le sue scelte di rimedi non ufficiali, e i rischi che possono derivare da trattamenti non controllati.

È, inoltre, importante segnalare il fenomeno dell’interferenza tra e con i farmaci, ossia l’interazione che avviene nel momento in cui s’introducono nel nostro organismo prodotti farmacologicamente attivi, naturali o di sintesi,, siano essi convenzionali o non. In questo modo, si può compromettere l’attività terapeutica di ciascuna sostanza, con il risultato di una riduzione o talvolta di un potenziamento del suo effetto, che nei casi più gravi può giungere sino all’intossicazione.

Dei trattamenti non convenzionali si sono interessate anche le maggiori istituzioni scientifiche. Tra queste, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), che nel dicembre 2009 ha stabilito che le medicine e le pratiche non convenzionali, riconosciute in Italia come atti medici sono sette: agopuntura, fitoterapia, medicina ayurvedica, medicina antroposofica, medicina omeopatica, medicina tradizionale cinese, omotossicologia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pone l’accento sulla necessità di una vigilanza da parte dei singoli governi, affinché si attui una progressiva integrazione tra trattamenti convenzionali e non convenzionali, basata su risultati scientifici e sulla diffusione del maggior numero di informazioni. 

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Letto 3420 volte Ultima modifica il Lunedì, 23 Aprile 2018

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