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La chirurgia per il cancro del pancreas

Gli interventi chirurgici disponibili per il trattamento del cancro del pancreas sono la procedura di Whipple e la pancreatectomia, che può essere distale o totale. Negli stadi iniziali della malattia, l’intervento chirurgico ha lo scopo di asportare tutto il tumore. Farsi aiutare dal proprio medico curante a identificare un centro specializzato nella chirurgia del pancreas.

Procedura di Whipple (duodeno-cefalopancreatectomia, DCP): si tratta dell’intervento più comune per il trattamento di questa malattia. È consigliata se il tumore è localizzato nella testa del pancreas. L’intervento consiste nell’asportazione della testa del pancreas, del duodeno, della colecisti e di una parte del dotto biliare, e talvolta anche di una porzione dello stomaco. Nella fase di ricostruzione dell’intervento, il chirurgo ricongiunge l’intestino, il dotto biliare e la porzione residua del pancreas. Ciò dovrebbe evitare l’insorgenza del diabete. L’esecuzione dell’intervento richiede circa sei ore.

Pancreatectomia distale: questa procedura è consigliata se il tumore è localizzato nel corpo e/o nella coda del pancreas. Consiste nell'asportazione della coda e del corpo del pancreas. In più il chirurgo potrebbe essere costretto ad asportare anche la milza e la ghiandola surrenale sinistra.

Pancreatectomia totale: consiste nell’asportazione di tutto il pancreas, come anche del dotto biliare, della milza, della colecisti, di una porzione dell’intestino tenue e, talvolta, anche di una parte dello stomaco. L’esecuzione dell’intervento richiede circa otto ore. Dopo una pancreatectomia dovrete assumere gli enzimi per aiutare l’apparato gastrointestinale a digerire i cibi. Inoltre, siccome l’organismo non produrrà più l’insulina né altri ormoni regolatori degli zuccheri, avrete anche un diabete che sarà trattato con insulina.

Dopo l’intervento

Il paziente è sottoposto a infusione per endovena (somministrazione goccia a goccia) di liquidi e sali minerali fino a quando non è in grado di mangiare e bere autonomamente. Inoltre, gli può essere applicato anche un sondino naso-gastrico allo scopo di drenare i liquidi che si accumulano a causa della stasi gastrica e intestinale dovuta all’anestesia e all’intervento in modo da prevenire l’insorgenza di senso di nausea e vomito. Di norma il sondino naso-gastrico è rimosso entro 48-72 ore.

Inoltre è norma comune inserire in vescica un piccolo catetere per drenare l’urina in un’apposita sacca. Il chirurgo potrebbe ritenere opportuno applicare in addome un tubo di drenaggio per evitare l’accumulo di liquidi in eccesso e per controllare eventuali emorragie. Se il decorso postoperatorio è regolare, il drenaggio è solitamente rimosso entro 72 ore.

È abbastanza normale accusare fastidi o dolore per alcuni giorni dopo l’intervento, ma esistono diversi tipi di analgesici molto efficaci per il controllo del dolore. Se il sintomo doloroso persiste, informare al più presto l’infermiere o, nel caso si sia già fatto ritorno a casa, il medico curante in modo che possa prescrivere un analgesico più efficace.

Il periodo di degenza in ospedale dipende dall’estensione dell’intervento chirurgico. Prima delle dimissioni viene prenotato un appuntamento in occasione del quale viene consegnato il risultato dell’esame istologico del pezzo asportato e pianificato il successivo percorso diagnostico-terapeutico.

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Letto 36502 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Novembre 2019

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