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Ulteriori esami per il cancro del polmone

Se gli esami a cui siete stati sottoposti confermano la presenza di un tumore polmonare, è spesso necessario approfondire gli accertamenti per verificare se la malattia si è diffusa. Questo processo prende il nome di stadiazione. Dal suo risultato dipende la scelta del trattamento più indicato per il vostro caso. In alcune situazioni, questi stessi accertamenti possono essere ripetuti durante e dopo il trattamento per controllare l’andamento della malattia e gli effetti della terapia.

Risonanza magnetica nucleare (RMN)

Questa metodica è simile alla TC, ma a differenza di questa sfrutta i campi magnetici, invece dei raggi X, per ottenere immagini dettagliate delle strutture interne del corpo. La macchina è costituita da un magnete molto potente. Per tale motivo è necessario compilare e firmare un apposito modulo nel quale si richiede, tra l’altro, se si è portatori di pacemaker, clip chirurgiche, protesi, ecc. È altresì indispensabile dichiarare se si è lavorato nell’industria metallurgica poiché frammenti minuscoli di metalli potrebbero annidarsi nell’organismo. Se la presenza di qualunque corpo metallico sconsiglia l’esecuzione della RMN, si eseguirà un’altra procedura. In alcuni casi si somministra un mezzo di contrasto per endovena, ma ciò di solito non provoca alcun fastidio.

La RMN è di per sé indolore, ma dovrete rimanere sdraiati e immobili per circa 30 minuti all’interno di un cilindro lungo e angusto, la qual cosa potrebbe dare fastidio a coloro che soffrono di claustrofobia.

Mediastinoscopia   

È una tecnica chirurgica che consente al medico di esplorare il mediastino e i linfonodi regionali, che sono le sedi più frequenti di diffusione delle cellule tumorali. Si esegue in anestesia generale e, di conseguenza, richiede una breve degenza in ospedale.

Attraverso una piccola incisione praticata alla base del collo il medico introduce il mediastinoscopio, uno strumento simile a un piccolo telescopio, mediante il quale esplora accuratamente la regione e, se lo ritiene opportuno, preleva anche dei campioni di cellule e linfonodi da analizzare poi al microscopio.

Toracoscopia

Questa tecnica endoscopica simile alla mediastinoscopia si esegue in anestesia generale o locale. Attraverso una piccola incisione cutanea praticata nel torace, il medico introduce un toracoscopio per osservare direttamente il tumore e/o i linfonodi e prelevare dei campioni di cellule.

Ecografia endobronchiale (EBUS)

È una tecnica di recente introduzione, che può talvolta sostituire la mediastinoscopia o la toracoscopia (v. sopra). Si esegue in anestesia generale o in lieve sedazione. Dopo l’anestesia, il medico introduce delicatamente, attraverso il naso o la bocca, un broncoscopio e lo fa scorrere lungo la trachea fino ai bronchi. All’estremità dello strumento è collocata una piccola sonda che emette gli ultrasuoni che sono poi convertiti in immagini da un computer. Il medico può decidere di introdurre attraverso il broncoscopio un ago sottile per prelevare campioni cellulari dal tessuto polmonare o dai linfonodi. L’ecografia endobrionchiale può essere fastidiosa, ma non dolorosa.

Ecografia endoscopica (EUS)

È una tecnica d’indagine simile all’ecografia endobronchiale (v. sopra). Si esegue in anestesia generale o in leggera sedazione. Il medico introduce un endoscopio flessibile attraverso la bocca e lo fa scorrere lungo l’esofago. All’estremità dello strumento è collocata una piccola sonda che emette gli ultrasuoni che sono poi convertiti in immagini da un computer. In questo modo il medico esamina la regione circostante l’esofago e valuta se i linfonodi posti al centro della cavità toracica sono aumentati di volume. Il medico può introdurre attraverso l’endoscopio un ago sottile per eseguire delle biopsie. L’ecografia endoscopica può essere fastidiosa, ma non dolorosa; tuttavia, se avvertite dolore durante o dopo la procedura, il medico potrà somministrarvi degli analgesici per lenire il fastidio. La sua esecuzione richiede meno di un’ora.

Ecografia addominale

È una tecnica radiologica che, attraverso l’impiego degli ultrasuoni, consente di visualizzare il fegato e gli organi della parte superiore dell’addome. Dopo avervi fatto sdraiare sul lettino in posizione supina, il medico spalma sull’addome un sottile strato di gel; quindi vi fa scorrere un piccolo strumento, simile a un microfono, che emette gli ultrasuoni. Le riflessioni degli ultrasuoni verranno convertite in immagini per mezzo di un computer. La procedura richiede pochi minuti.

Scintigrafia ossea

Questa tecnica è più sensibile della radiografia convenzionale, ma non consente ancora di differenziare una lesione di origine tumorale da una di altra natura (ad esempio causata dall’artrosi). Richiede la somministrazione per endovena di una sostanza moderatamente radioattiva due-tre ore prima di procedere all’esame. Il tessuto osseo anomalo, a differenza di quello normale, capta il tracciante radioattivo ed è quindi evidenziato dallo scanner. Il livello di radioattività usato è molto basso e non è nocivo. Ogni traccia di radioattività è eliminata dall’organismo nel giro di qualche ora. Attualmente è sostituita sempre più dalla PET-TC anche per la valutazione delle ossa.

Prove di funzionalità polmonare

Se l’équipe oncologica che ha seguito il processo diagnostico ritiene che ci sia indicazione ad asportare il tumore per via chirurgica, sarete sottoposti ad opportune prove per verificare la funzionalità dei polmoni (spirometria, emogasanalisi, test del cammino).

Ecocardiogramma

Si esegue spesso, in particolare nei pazienti cardiopatici, per valutare la funzionalità cardiaca e quindi la possibilità di effettuare interventi chirurgici o trattamenti chemio o radioterapici.

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Letto 14801 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Aprile 2018

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