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Quel brutto male: il vissuto sociale del cancro

A tutt’oggi il cancro resta una malattia che al momento della diagnosi risulta sconvolgente in termini fisici e psicologici sia per il malato che per il suo nucleo familiare e in genere per l’habitat sociale di cui fa parte. In buona parte ciò deriva dai pregiudizi che ruotano attorno a quello che viene definito (proprio perché il nome stesso crea timori o quanto meno imbarazzo) il “brutto male” o ancora peggio il “male incurabile”. Eppure è importante che le corrette informazioni sulla malattia, sulle possibilità di cura e sulle forme di assistenza circolino sempre di più. Perché il cancro è una malattia che si combatte meglio se se ne conosce la natura, se si è consapevoli dei propri diritti, se si può contare sull’aiuto degli altri. 

Da queste premesse è nata la spinta ad effettuare questa ricerca sociologica al fine di fare il punto della situazione sull’attuale livello di conoscenza e sulla percezione di questa malattia oggi in Italia.

Il progetto è nato dalla sinergia tra due competenze: quella dell’Istituto Piepoli e quella di AIMaC.  Inoltre la ricerca ha potuto avvalersi della collaborazione del Prof. Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Nazionale dei TumoriCentro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano. La logica della ricerca, che ha un carattere innovativo e sperimentale, si è infatti articolata in due sondaggi paralleli:

  • un sondaggio sull’opinione pubblica allargata sul vissuto sociale del cancro, che è stato effettuato dall’Istituto Piepoli
  • un parallelo sondaggio su un campione quantitativo limitato, ma significativo, di malati di cancro, che è stato effettuato dal CRO di Aviano sulla base del file di pazienti dimessi in suo possesso, con la collaborazione dell’Associazione ANGOLO per il reclutamento dei malati da intervistare.


Quel brutto male: il vissuto sociale del cancro - scarica il sondaggio (PDF)

 

Letto 3597 volte Ultima modifica il Lunedì, 17 Novembre 2014

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