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Le conseguenze a lungo termine dei trattamenti antitumorali

Gli effetti collaterali dei trattamenti antitumorali si possono classificare in ‘protratti’ e ‘tardivi’. 

Gli effetti protratti compaiono durante il trattamento e possono persistere per mesi o anni dopo la sua conclusione. La maggior parte degli effetti protratti migliora gradualmente fino a scomparire.

Gli effetti tardivi si manifestano anche a distanza di molti anni dalla conclusione del trattamento. Possono essere causati da uno qualunque dei tre trattamenti antitumorali più utilizzati (chemioterapia, radioterapia o chirurgia), ma anche dalle terapie di più recente introduzione (ad esempio i farmaci biologici).

Le informazioni riportate di seguito si riferiscono a tutti gli effetti collaterali che possono comparire nel tempo successivo a un trattamento oncologico, indipendentemente dall’epoca di insorgenza.

 

Chemioterapia

 

Radioterapia

 

Chirurgia

Non necessariamente gli effetti collaterali menzionati compaiono in tutti i pazienti sottoposti al trattamento in questione, così come si deve considerare che essi cambiano in funzione del trattamento ricevuto. Ad esempio, la radioterapia influisce soltanto sull’area trattata: ciò significa che se la testa e il collo non sono stati interessati dalle radiazioni, non vi è alcun rischio di carie dentali.


 

 

Cataratta

La cataratta è la progressiva perdita di trasparenza del cristallino, la lente naturale dell’occhio, che blocca in tal modo il passaggio della luce necessaria a una visione nitida. La conseguenza è un annebbiamento della vista. La cataratta non causa dolore. Può essere un effetto collaterale di alcuni trattamenti chemioterapici, ma anche di un trattamento radioterapico che comprenda l’occhio

Consigli pratici

  • Informare il medico se si notano modificazioni della vista e rivolgersi a un oculista per controlli specifici.

 

Disturbi cardiaci

Alcuni farmaci antitumorali (ad esempio l’adriamicina, l’epirubicina e il trastuzumab)  possono causare nel tempo lo sviluppo di problemi cardiaci in un cuore prima sano oppure favorire l’aggravamento di una cardiopatia preesistente. Le persone che hanno più di 65 anni e che hanno ricevuto un trattamento in dosi molto elevate sono più a rischio di sviluppare problemi cardiaci. Nella maggior parte dei casi si tratta di indebolimento del muscolo cardiaco con diminuzione della porzione di sangue pompata dal cuore (frazione di eiezione).

Consigli pratici

  • Smettere di fumare.
  • Praticare attività fisica regolare e tenere il peso sotto controllo.
  • Solo in alcuni casi lo specialista consiglierà controlli periodici degli esami del sangue o della funzionalità cardiaca.
  • Nelle persone che hanno ricevuto trattamenti cardiotossici in età pediatrica una sorveglianza del rischio cardiovascolare andrebbe proseguita per tutta la vita.

 

Disturbi del cavo orale e della deglutizione

La chirurgia e la radioterapia alla testa e al collo possono causare problemi ai denti e alle gengive, ridurre la salivazione, o compromettere la deglutizione. Altri possibili sintomi possono essere la perdita o l’alterazione del gusto, il dolore al collo, infezioni recidivanti (delle prime vie aeree, ma anche del polmone). La chemioterapia, quando aggiunta alla radioterapia per rendere più efficace il trattamento dei tumori, contribuisce a peggiorarne gli effetti a lungo termine. Mentre in molti casi i danni sono di lieve entità e compatibili con una vita del tutto normale, in altri è necessario ricorrere alla nutrizione artificiale per mantenere un’alimentazione adeguata. 

Consigli pratici

  • Mantenere quotidianamente una corretta igiene orale, lavandosi i denti, le gengive e la lingua con uno spazzolino morbido dopo ogni pasto e prima di coricarsi. Se si avverte dolore, ammorbidire le setole con acqua calda.
  • Sono consigliati controlli odontoiatrici periodici e la pronta cura delle patologie dei denti o delle gengive.
  • In caso di secchezza del cavo orale è utile l’assunzione di fluoro per ridurre il rischio di carie dentali. È inoltre consigliato sciacquare la bocca più volte al giorno con una soluzione diluita di bicarbonato di sodio.
  • Evitare cibi che possano danneggiare ulteriormente la mucosa orale (cibi eccessivamente duri, caldi, piccanti o ad alto contenuto di acidi). Limitare l’uso di alimenti zuccherati.
  • Eliminare il fumo e le bevande alcoliche.
  • In caso di insufficiente alimentazione, calo di peso o infezioni ricorrenti è necessario rivolgersi al medico.
  • Nel caso di interventi sui muscoli masticatori o del collo è necessaria una riabilitazione specifica e l’esecuzione quotidiana di esercizi appropriati.

 

Disturbi del fegato e del rene

Il fegato è un organo con enormi capacità di recupero e compenso del danno. Nel caso, però, coesistano delle malattie croniche come l’epatite cronica o la cirrosi, un intervento chirurgico di resezione epatica o l’uso di particolari farmaci può comprometterne la funzione. Alcuni farmaci oncologici, poi, possono provocare steatosi epatica, ossia un accumulo di grasso nel fegato, che se non adeguatamente trattata con una corretta alimentazione o in certi casi con farmaci, può evolvere in steatoepatite. 

La funzione renale risente soprattutto dell’uso di farmaci che hanno un effetto tossico sui reni, come il cisplatino, può provocarne un peggioramento anche a distanza di anni dalla somministrazione. Anche in questo caso i danni sono spesso dovuti alla presenza di fattori predisponenti o di patologie associate (come il diabete, l’uso cronico di anti-infiammatori). 

Le alterazioni della funzione del fegato e del rene sono facilmente identificabili attraverso alcuni esami del sangue. Non sono, però, normalmente indicati controlli periodici. Sarà lo specialista a suggerire i casi in cui eseguire gli accertamenti. 

Consigli pratici

  • Evitare l’aumento di peso.
  • Ridurre al minimo l’uso di alcoolici.
  • Evitare l’uso protratto di farmaci o prodotti naturali (ad esempio, complessi vitaminici, ‘ricostituenti’, ecc.) se non strettamente necessari. In caso di necessità è utile verificare sempre che non provochino danni al fegato o al rene.

 

Disturbi della memoria, dell’attenzione e di altre abilità cognitive

La capacità di memoria, di concentrazione o di apprendimento possono risentire, anche a distanza di tempo, delle conseguenze dei trattamenti antitumorali. Questi disturbi possono essere causati anche da altri sintomi spesso avvertiti dalle persone che hanno avuto un tumore, ad esempio la fatigue, il dolore, l’insonnia. Attualmente sono disponibili trattamenti farmacologici e psicologici per attenuare o risolvere tali disturbi.

Consigli pratici

  • L’esercizio fisico costante contribuisce a migliorare la funzione mentale.
  • Mantenere attiva la mente attraverso l’incontro con le persone, l’apprendimento di nuove abilità, la lettura.
  • In caso di difficoltà di memoria utilizzare strumenti che facilitino il ricordo (liste informatiche o cartacee).
  • Non sottovalutare problemi di affaticamento e insonnia: queste condizioni possono peggiorare i disturbi della memoria.
  • Affrontare e trattare la depressione e l'ansia. Imparare a gestire lo stress.

 

Disturbi gastrointestinali

La chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia possono alterare la capacità di digestione e assorbimento degli alimenti. Ad esempio, la chirurgia o la radioterapia sulla regione addominale possono indurre la formazione di cicatrici o di aderenze intestinali o danni alle mucose in attiva proliferazione, provocando, in qualche caso, disturbi della motilità intestinale e un alterato assorbimento degli alimenti. I sintomi che possono manifestarsi, anche a distanza di tempo dai trattamenti, sono il dolore addominale, la diarrea o la stitichezza ostinata, la perdita di peso. 

Consigli pratici

  • È importante assumere gli alimenti che non provocano dolore addominale o alterazione della motilità intestinale. 
  • In qualche caso può essere utile richiedere l’aiuto di un nutrizionista per una definizione più precisa della dieta.
  • In caso di perdita di peso eccessiva è importante rivolgersi al proprio medico ed eseguire un approfondimento diagnostico.
  • Se si è portatori di una stomia definitiva, ci si può avvalere nella gestione della stessa di servizi specializzati e gruppi di sostegno. 

 

Disturbi respiratori

Alcuni tipi di trattamento anti-tumorale possono danneggiare i polmoni.

La chirurgia polmonare e la radioterapia del polmone riducono la quantità di tessuto polmonare disponibile per gli scambi respiratori. Soprattutto in caso di patologie respiratorie associate (come la bronchite cronica, l’enfisema o le gravi cardiopatie), anche a distanza di tempo si possono manifestare quadri di insufficienza respiratoria.

Anche alcuni farmaci possono danneggiare i polmoni (alcuni chemioterapici e alcune terapie immunologiche) e possono essere causa di sintomi respiratori importanti, come la dispnea (senso di fatica a respirare), la tosse, fino a veri e propri quadri di polmonite. 

Consigli pratici

  • Fare il possibile per evitare di fumare.
  • Far lavorare i polmoni attraverso un regolare esercizio fisico.
  • Curare con attenzione le malattie croniche del polmone.
  • Rivolgersi al medico qualora compaiano sintomi respiratori. 

 

Fatigue 

La fatigue (termine inglese che significa stanchezza) è un insieme di sintomi fisici e psichici quali difficoltà a compiere le normali attività (cucinare, rifare il letto, fare la doccia, pettinarsi, ecc.), a concentrarsi e a prestare attenzione, a parlare e a prendere decisioni, a ricordare le cose; respiro affannoso anche solo dopo avere svolto una leggera attività; sensazione di vertigini o di testa vuota; disturbi del sonno; perdita del desiderio sessuale; tendenza alla facile commozione; umore fragile. La fatigue può manifestarsi in circa il 30% delle persone che hanno superato la malattia. La percezione della fatigue varia da persona a persona: per taluni è lieve e non interferisce con le attività della vita quotidiana; per altri ha un impatto molto negativo sulla qualità della vita, limitando la vita professionale e relazionale. 

Le cause della fatigue possono essere molteplici: anemia, dolore, rallentamento dell’attività della tiroide, depressione.

La fatigue può essere efficacemente affrontata. I migliori risultati si ottengono considerando la persona nella sua globalità, ossia combinando gli interventi farmacologici con un adeguato sostegno psicologico.

Consigli pratici

  • Programmare la giornata in modo da avere anche il tempo di riposare.
  • Fare poco ogni giorno anziché una prolungata attività in una sola volta.
  • Durante lo svolgimento delle attività ritagliare dei brevi intervalli per recuperare le energie e non sentirsi stanchi e affaticati.
  • Svolgere 20-30  minuti di attività fisica al giorno (ad esempio camminare a passo svelto) secondo le indicazioni del medico curante in caso di problemi specifici (cardiaci, polmonari, osteoporotici). 
  • Se si hanno difficoltà ad addormentarsi o se il sonno non è ristoratore, andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora.
  • Parlare con uno psicologo per comunicare in uno spazio protetto e specifico i propri bisogni e le ansie relative alla fatigue e per ricevere un sostegno per migliorare il benessere globale.

 Per saperne di più sulla fatigue


  

Infertilità

Alcuni farmaci chemioterapici possono modificare i livelli ematici degli ormoni, sostanze prodotte dalle ghiandole dell’organismo e immesse nella circolazione sanguigna. Una delle conseguenze di tali alterazioni può essere l’infertilità temporanea o permanente. Anche la radioterapia sugli organi riproduttivi o la loro asportazione chirurgica può essere causa di infertilità. Apprendere che a causa dei trattamenti ricevuti non si potranno più avere figli oppure pensare a una gravidanza con il timore di una ripresa della malattia o di una sua eventuale trasmissione ereditaria al figlio può essere psicologicamente difficile da accettare.

Ci sono diversi modi per preservare la fertilità prima di iniziare i trattamenti. In questo caso la gamma di consigli pratici riguarda la prevenzione, poiché in caso di infertilità permanente, il ricorso a un donatore o l’adozione restano le uniche possibilità di avere un figlio. È, quindi, molto importante che questo problema venga affrontato prima dell’inizio dei trattamenti.

Le opzioni elencate si possono prendere in considerazione al fine di minimizzare i danni al sistema riproduttivo e/o preservare la fertilità in entrambi i sessi.

Nell’uomo: 

  • banca del seme: un campione di seme è prodotto, analizzato, congelato e immagazzinato per uso futuro;
  • estrazione di spermatozoi testicolari: una procedura chirurgica per gli uomini post-pubertà in cui il tessuto testicolare è prelevato ed esaminato per ottenere cellule spermatiche da utilizzare immediatamente per la fecondazione in vitro o da congelare per un uso futuro; 
  • congelamento del tessuto testicolare: una procedura in cui il tessuto testicolare, comprese le cellule che producono lo sperma, viene rimosso chirurgicamente, analizzato, congelato e conservato. È rivolta principalmente a ragazzi pre-pubertà, che non sono ancora in grado di produrre lo sperma.

Nella donna:

  • congelamento di embrioni e/o ovociti;
  • congelamento del tessuto ovarico: l’ovaio viene rimosso, in parte o completamente, attraverso una procedura chirurgica;
  • soppressione ovarica: impiego di trattamenti ormonali (analogo dell’LHRH).  

Consigli pratici

  • Parlare sempre con il medico curante per essere rassicurati e avere le indicazioni più appropriate per la propria situazione. Anche uno psicologo esperto può dare consigli utili per scegliere più consapevolmente, riconoscere ed elaborare eventuali paure e angosce.
  • Anche quando il trattamento non ha compromesso la fertilità, consultare sempre l’oncologo o il ginecologo per pianificare una gravidanza.

 

Ipotiroidismo

La radioterapia della testa e del collo può influire sul funzionamento della tiroide, riducendo la quantità di ormoni che questa ghiandola produce. Ciò può essere causa di una condizione di ipotiroidismo, con conseguente rallentamento del metabolismo e aumento del peso.  

 Consigli pratici 

  • Controllare regolarmente il proprio peso corporeo.
  • Preferire alimenti ricchi di selenio (ad esempio grano, crusca, orzo, noci brasiliane, semi di girasole e semi di senape) e di iodio (ad esempio spinaci, riso integrale, funghi freschi, bietole, carote, mele, asparagi, aglio, bietole e semi di sesamo).

 

Linfedema

Il linfedema è una raccolta di liquidi nei tessuti sottocutanei, di solito nel braccio o nella gamba. È provocato dall’interruzione del normale flusso linfatico dovuto a un intervento chirurgico, alla radioterapia, o anche a infezioni e traumi. Si verifica più frequentemente nelle donne che hanno subito un intervento chirurgico di asportazione dei linfonodi dell’ascella per un tumore della mammella. Può, inoltre, manifestarsi a livello delle gambe in caso di resezione di linfonodi dell’inguine (ad esempio nel caso di melanomi dell’arto inferiore) o di radioterapia. Il linfedema compare settimane, mesi o anche anni dopo il trattamento. Mentre in alcuni casi si risolve spontaneamente, nella maggior parte dei casi rappresenta un problema cronico, che può limitare fortemente l’uso dell’arto e provocare dolore o infezioni sovrapposte. È importante sapere che è possibile prevenire almeno in parte il linfedema mediante opportuni interventi riabilitativi. Il ricorso agli specialisti della riabilitazione motoria è spesso essenziale per definire un programma efficace di interventi.

Consigli pratici

  • Cura della pelle: evitare lesioni e infezioni; garantire una buona igiene e la corretta idratazione è molto importante.
  • Per il trattamento del linfedema che interessa un arto sono efficaci:

- cura della cute per prevenire lesioni e infezioni;

- linfodrenaggio per facilitare il deflusso della linfa;

- esercizi specifici per migliorare il flusso della linfa e favorirne il drenaggio (terapia motoria);

- pressoterapia (terapia meccanica);

- controllo del peso.

  • Per il trattamento del linfedema che interessa altre parti del corpo sono efficaci una buona cura della cute, esercizi e mantenimento del peso. 
  • I risultati migliori si ottengono se i trattamenti sono iniziati precocemente, sono eseguiti con costanza e regolarità e proseguiti nel tempo.
  • Farmaci: a volte si rende necessaria l’assunzione di antibiotici o altri farmaci come parte del piano di trattamento

Per saperne di più sul linfedema


 

Neuropatia periferica

Più comunemente è provocata da alcuni chemioterapici, quali gli alcaloidi della vinca, i taxani ed i composti di platino. A seconda di quali nervi siano interessati, una persona può sviluppare sintomi quali intorpidimento, formicolio, dolore, debolezza muscolare, stitichezza, o vertigini. Talvolta questi sintomi possono aggravarsi per condizioni pre-esistenti, come il diabete, l’insufficienza renale, l’alcolismo, la malnutrizione. La neuropatia che insorge durante il trattamento spesso si risolve spontaneamente nell’arco di alcune settimane o mesi. In una minore percentuale di casi tende a cronicizzare e i disturbi persistono. Tale condizione può essere difficile da curare e provocare dolore continuo e difficoltà nei movimenti. 

Consigli pratici

  • I sintomi della neuropatia possono essere alleviati attraverso l’uso ragionevole e guidato di farmaci.
  • In alcuni casi tecniche di agopuntura, terapia fisica, possono essere di grande aiuto.
  • L’esercizio fisico e la riabilitazione sono elementi essenziale per la limitazione dei disturbi e il mantenimento della funzione motoria.
  • In caso di disabilità persistente evitare le cadute, camminando lentamente oppure aiutandosi con un bastone o altro sostegno. In casa rimuovere i tappeti oppure utilizzare sistemi antiscivolo. Indossare calzature con suole in gomma. 

 

Osteoporosi                                             

Sia nell’uomo che nella donna, a seguito della somministrazione di alcuni farmaci chemioterapici, come anche di steroidi o di una terapia ormonale, per lunghi periodi può verificarsi un progressivo processo di rarefazione e indebolimento delle ossa, dovuto a decalcificazione, che può provocare dolori alle ossa, ma soprattutto aumentare il rischio di fratture. Questo processo è comunemente noto come osteoporosi. Il calcio e la vitamina D introdotti con la dieta e soprattutto l’esercizio fisico possono prevenire efficacemente la perdita di calcio dalle ossa.

Consigli pratici

  • Assumere alimenti ricchi di calcio e di vitamina D (latte, latticini magri, sardine, salmone, broccoli e cavoli).
  • Bere acqua con elevato contenuto di calcio.
  • Ridurre il consumo di sale perché può diminuire la quantità di calcio presente nell’organismo.
  • Svolgere attività fisica regolare: come i muscoli, anche le ossa s’irrobustiscono facendo del movimento.
  • Non fumare perché ciò riduce la produzione di estrogeni, importanti per l’assorbimento intestinale del calcio.
  • Evitare il consumo di alcool o assumerlo con moderazione (massimo 2 bicchieri di vino rosso al giorno).
  • Lo specialista, in caso di rischio aumentato di osteoporosi può suggerire l’esecuzione di una densitometria ossea e, in caso di deficit importante di calcificazione, potrà suggerire l’impiego di farmaci rallentino il processo di rarefazione ossea 

 

Sensibilità cutanea

I progressi tecnologici consentono oggi di erogare la dose di radiazioni in profondità, risparmiando gli strati cutanei superficiali. Tuttavia, se la radioterapia è erogata proprio sulla cute, nel tempo la pelle può tendere a perdere elasticità e a disidratarsi e possono comparire capillari. 

Consigli pratici

  • Se la cute appare rossa e dolente o dà prurito, non usare saponi e talco profumati, deodoranti, lozioni e profumi perché possono aumentare l’infiammazione; applicare delle semplici creme idratanti per avere un effetto lenitivo.
  • Limitare l’esposizione al sole o fare uso di una crema solare ad alto fattore protettivo.
  • Se la cute è irritata, evitare il bagno in mare o in piscina fino a quando la reazione cutanea non è passata.  

 

Variazioni del peso corporeo

Dopo un tumore il peso potrebbe non essere più quello di prima, tendendo a ridursi o ad aumentare. È frequente, ad esempio, che un tumore del seno o del testicolo possa comportare negli anni un aumento del peso corporeo e alterazioni del colesterolo e dei trigliceridi nel sangue. 

Consigli pratici: 

  • Tenere sempre il peso sotto controllo attraverso una dieta sana, ricca di frutta, verdura e fibre, e povera di grassi, carni rosse, dolci, bevande gassate e alcoliche.
  • Mantenere un corretto stile di vita, svolgendo regolarmente un’attività fisica.

 

 Questa pagina è tratta dal libretto "La vita dopo il cancro" realizzato da AIOM e FAVO

Letto 80446 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Maggio 2015
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