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Pembrolizumab (Keytruda®)

Che cos’è il pembrolizumab

Qual è il principio di azione

Che aspetto ha

Come si somministra

Potenziali effetti collaterali

Ulteriori informazioni


 

Che cos’è il pembrolizumab

Il pembrolizumab, comunemente noto con il nome commerciale di Keytruda, è una sostanza che appartiene alla classe di farmaci antitumorali che prendono il nome di anticorpi monoclonali. Si utilizza soprattutto per il trattamento dei pazienti adulti affetti da melanoma avanzato (non resecabile o metastatico).

KEYTRUDA in monoterapia è indicato nel trattamento di prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico negli adulti, il cui tumore esprime PD-L1 con tumour proportion score (TPS) ≥ 50 % in assenza di tumore positivo per mutazione di EGFR o per ALK.

KEYTRUDA in monoterapia è indicato nel trattamento del NSCLC localmente avanzato o metastatico negli adulti il cui tumore esprime PD-L1 con TPS ≥ 1 % e che hanno ricevuto almeno un precedente trattamento chemioterapico. I pazienti con tumore positivo per mutazione di EGFR (Recettore del fattore di crescita dell’epidermide) per ALK devono anche avere ricevuto una terapia mirata prima di ricevere KEYTRUDA.

In condizioni normali, le cellule tumorali mutate sarebbero attaccate dal sistema immunitario, che le riconoscerebbe come estranee all'organismo. L'espressione della proteina PD-L1(ligando della proteina PD-1) sulla superficie delle cellule tumorali consente ai tumori di sfuggire all’identificazione e al successivo attacco del sistema immunitario, e quindi di continuare a crescere e proliferare.

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Qual è il principio di azione

Gli anticorpi monoclonali sono sostanze sintetiche, prodotte in laboratorio, in grado di distruggere alcuni tipi di cellule tumorali limitando al minimo il danno per le cellule sane. La loro funzione è quella di riconoscere determinate proteine (recettori) presenti sulla superficie di alcune cellule tumorali. Quando l’anticorpo monoclonale riconosce la presenza del recettore sulla superficie della cellula tumorale, vi si aggancia (come una chiave che s’inserisce nella serratura: ogni chiave può infilarsi in una sola serratura).

In questo modo stimola il sistema immunitario dell’organismo ad aggredire le cellule neoplastiche e può anche indurre queste ultime ad autodistruggersi, oppure blocca il recettore impedendogli di legarsi ad una proteina diversa che stimola la crescita delle cellule neoplastiche. Di conseguenza, non solo le cellule tumorali non sono più in grado di crescere e di prolificare, ma non si possono formare nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore. Venendo in questo modo a mancare l’apporto di ossigeno e di nutrienti, il tumore ‘si affama’, e di conseguenza si restringe o quanto meno smette di crescere.

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Che aspetto ha

Il pembrolizumab è una polvere bianca che, disciolta con acqua, forma una soluzione chiara.

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Come si somministra

Il pembrolizumab si somministra per infusione in vena (somministrazione goccia a goccia) attraverso una cannula (un tubicino sottile che viene introdotto nella vena del braccio o della mano). Ogni infusione ha una durata di circa 30 minuti.

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Potenziali effetti collaterali

Le reazioni ai farmaci variano da individuo a individuo: alcuni pazienti accusano pochissimi effetti collaterali, altri, invece, devono sopportare conseguenze più pesanti. Non necessariamente gli effetti collaterali descritti nella scheda sul farmaco colpiranno tutti coloro che si sottopongono al trattamento con pembrolizumab.

È opportuno sapere che gli effetti collaterali possono essere diversi se il pembrolizumab è somministrato in associazione con farmaci chemioterapici. In generale, il pembrolizumab può provocare astenia, ossia sensazione di stanchezza, e diminuzione dell’appetito; entrambe possono insorgere in forma lieve o anche in forma severa. L’astenia può essere legata all’anemia. È sempre consigliabile discuterne con l’oncologo.

La scheda sul farmaco prende in considerazione gli effetti collaterali più comuni e anche i meno frequenti in modo che siate preparati qualora dovessero verificarsi. Sono stati, invece, tralasciati gli effetti collaterali molto rari, ossia quelli che molto difficilmente accuserete. Qualora avvertiate qualunque effetto che ritenete possa essere connesso con l’assunzione del farmaco, ma che non è citato nella scheda sul farmaco, parlatene con l’oncologo che vi ha in cura.

 

Effetti precoci

Reazioni allergiche. Il pembrolizumab, come qualsiasi altro farmaco, può provocare reazioni allergiche, come lo sviluppo di un’eruzione cutanea accompagnata da prurito, rialzo termico, brividi, rossore localizzato al volto, senso di vertigini, cefalea, mancanza di respiro, ansia e aumento della minzione. Questi disturbi possono venire in forma lieve o in forma severa, ed in questo caso richiedono un trattamento appropriato.

Sintomi simil-influenzali. Comprendono febbre e brividi. Possono insorgere a distanza di molte ore dalla somministrazione del pembrolizumab, ma non durano a lungo. Può essere utile assumere un antiinfiammatorio (ad esempio tachipirina).

Nausea, vomito, diarrea. Nonostante il pembrolizumab non sia un farmaco chemioterapico tradizionale, questi sintomi possono insorgere ugualmente, e durare anche per alcuni giorni. Di solito la nausea è di intensità modesta ed è sufficiente assumere un antiemetico; Per chi riceve il pembrolizumab in associazione alla chemioterapia, le probabilità di accusare questi sintomi è decisamente più alta.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Sono molto comuni dopo l’utilizzo del pembrolizumab e si manifestano tramite rash cutanei, prurito, vitiligine, secchezza della cute, eritemi ed eczemi.

 

Effetti tardivi

Insorgono dopo alcune settimane di trattamento e comprendono:

Riduzione del numero di globuli bianchi. Poiché i globuli bianchi sani aiutano l’organismo a combattere le infezioni, se il loro numero cala, aumenta il rischio. Questo raggiunge il livello massimo durante il trattamento e nei due mesi successivi. Si consiglia una terapia antibiotica e antivirale durante il trattamento con il pembrolizumab e per almeno due mesi successivi. In alcuni pazienti, la riduzione dei globuli bianchi prodotti dal midollo osseo può persistere fino ad un anno dopo il trattamento.

Patologie del sistema muscolo-scheletrico. Si manifestano tramite artralgie, artrite, dolore muscolo-scheletrico soprattutto alle estremità del corpo.

Reazioni immuno-correlate. Sono state riscontrate endocrinopatie (diabete mellito, ipertiroidismo, ipotiroidismo), nefrite, epatite, polmoniti e coliti immuno-correlate a seguito dell’utilizzo di pembrolizumab.

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Ulteriori informazioni

Alcuni farmaci potrebbero interferire con la chemioterapia. Per questo motivo, comunicate all’oncologo quali farmaci assumete prima di cominciare il trattamento e consultatelo prima di assumere altri farmaci.

Gravidanza e fertilità. Non vi sono dati sufficienti sugli effetti del farmaco a lungo termine, per cui sono sconsigliate in modo assoluto le gravidanze durante la terapia. Se questo farmaco viene somministrato assieme ai chemioterapici, è necessario ricordare che il periodo durante il quale è sconsigliato intraprendere una gravidanza dura cinque anni dal termine della chemioterapia.

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AIMaC è grata alla dott.ssa Giulia Iardella, collaboratrice IRCCS San Raffaele Pisana, per la revisione critica del testo.

Ultima revisione: febbraio 2017
Titolo originale: Pembrolizumab (Keytruda)

Letto 93856 volte Ultima modifica il Venerdì, 24 Marzo 2017
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