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La storia di Cristiana

milena storia

Quando mia nonna si è ammalata, sono state molte le figure ad entrare e ad uscire da casa sua per le cure e per aiutarla da ogni punto di vista possibile. Abbiamo visto davvero tanta gente darsi da fare per permetterle di sentire il minor quantitativo di dolore possibile e di accompagnarla con dolcezza e attenzione. Di tutte queste persone, quelle che sono rimaste maggiormente nei miei pensieri e che maggiormente mi hanno fatto sentire compresa, sono stati dei volontari della ANT, loro si sono occupati sia di lei che di noi.

Dopo qualche settimana, dopo essere uscita leggermente dalla nube densa di dolore che ha avvolto la mia famiglia quando abbiamo dovuto salutare mia nonna, ho pensato che mi sarebbe piaciuto essere come quei volontari e poter restituire anche solo la metà di quello che loro avevano dato a me, a qualcun altro che poteva averne bisogno.

Non so bene ancora quale coraggio e quale forza mi abbiano spinto, dopo aver vissuto il suo volto peggiore, a scegliere di candidarmi per un bando di servizio civile per fare volontariato in oncologia, mi è ancora sconosciuto ma mi piace pensare che vada bene così. Si, va bene così perché questa scelta mi ha lasciato un bagaglio che trascende ogni domanda e ogni dubbio e mi fa capire solo che è stata la scelta giusta.

Va bene così perché in un anno ho imparato che posso chiedere molto a me stessa e anche che posso darlo senza paura, ho imparato ad ascoltare ancora un po’ di più, ho imparato ad osservare il mondo con lenti che per alcuni versi non mi appartengono e ad accettarlo, o almeno a provarci. Ho imparato che anche quando pensiamo di non aver fatto abbastanza alla fine non è vero, che la maggior parte delle volte sono i piccoli gesti, le piccole attenzioni, le piccole domande fatte con attenzione e voglia di aiutare che possono migliorare la giornata di qualcuno che sta affrontando o che sta guardando qualcuno affrontare questo gigante che si porta dietro ancora troppi stigmi.

Ho imparato che un gruppo di belle persone in un anno può darti molto di più di quanto ti può dare chiunque in molti anni. Sono stata molto fortunata ad aver trovato dei colleghi che nel giro di poco si sono trasformati in amici, è stato bellissimo condividere ogni telefonata con loro e confrontarci sulle varie soluzioni possibili per poter aiutare chiunque lo richiedesse.

Tutto, dal primo giorno, si è trasformato in piccoli e grandi ricordi che hanno cambiato per sempre il mio atteggiamento verso questa malattia. È stato un anno complicato, faticoso, pieno di incertezze e cambiamenti - soprattutto miei -, è stato un anno in cui questa pandemia ha spinto ancora un po’ più forte e ha cercato di prendersi quel poco che era rimasto. Ma alla fine dei conti, quello che rimane, quello che ho impresso dentro al cuore, è il bene che ho trovato e quello che ho dato, quello che rimane sono lezioni importanti, qualche lacrima e tantissime risate.

Grazie a Favo e ad Aimac e a tutte le persone che comprendono queste due associazioni meravigliose per questa possibilità e per aver creduto in tutto quello che potevo offrire, lo porterò con me. E ancora di più, a tutti i disagiati con cui ho condiviso quattro mura senza finestra e infiniti pomeriggi insieme

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