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La storia di Manuela

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Chi sei? Parlaci un po’ di te

Mi chiamo Manuela, ho 36 anni, sono nata e cresciuta a Milano, città dove ho sempre vissuto e che amo profondamente. Lavoro nelle Risorse Umane di una multinazionale di moda lusso e sono anche una Life Coach certificata. Ho molti interessi e passioni, a cui amo dedicare il giusto tempo. Amo praticare sport, adoro viaggiare, amo gli animali, i cani in particolare, amo passare tanto tempo con le mie amiche, che sono persone per me speciali fonti inesauribili di energia positiva e dedico parte del mio tempo e delle mie risorse ad attività benefiche. E amo scrivere, tanto che ho deciso di raccontare la mia esperienza e portare il mio messaggio in una mia autobiografia, alla quale ad oggi sto lavorando.

Arriviamo alla comunicazione della diagnosi data al tuo caro, come ti sei sentita in quel momento?

È stato a Giugno del 2010, dopo una visita di controllo, il giorno in cui a mia mamma, che da sempre è la persona più importante della mia vita e che amo più di ogni altra persona al mondo, è stato diagnosticato un tumore. Al colon, con metastasi estese al fegato. Una di quelle notizie che speri di non dovere mai ricevere. Una di quelle parole che speri non debbano mai entrare a fare parte della tua vita. E la cosa assurda è che quella parola associata alla mia famiglia era fin da bambina la mia paura irrazionale più grande. Ma l’uomo è un essere incredibile per le sue capacità di adattamento e, anche se può sembrare impossibile da credere, da subito siamo entrate e ci siamo adattate a questa nuova drammatica dimensione e quotidianità con cui fare i conti e contro cui iniziare a lottare per la vittoria e…per la vita. E siamo scese in guerra, unite.

Chi ti è stato accanto?

Se oggi riguardo a quel periodo posso dire di essermi sentita infinitamente sola. Ma devo ringraziare le tante amiche di mia mamma, che hanno donato il loro tempo, le loro energie, i loro cuori per starci accanto e aiutarci, anche e soprattutto durante gli ultimi momenti.

Credi che il percorso che hai/stai affrontando ti abbia resa una persona diversa?

Dopo la morte di mamma a poco più di 1 anno dalla diagnosi, io ho inizialmente trascinato la mia vita: ho mantenuto la mia relazione, le mie amicizie, il mio lavoro, la mia quotidianità. Ma lo facevo senza cuore e senza anima. Ricordo che mi definivo cinica e fredda, io che al contrario da sempre ero dolce, sorridente, buona. Ricordo che non riuscivo ad ascoltare la musica perché molti testi parlavano di amore e io non riuscivo a provare più nulla. Finché un giorno ho ritrovato coraggio, una nuova forza, una nuova potente energia che mi ha spinto verso una nuova direzione e ha dato il via ad un bellissimo viaggio verso la migliore versione di me. Ho deciso che volevo guardarmi dentro e, passo dopo passo, ho avuto la forza e il coraggio di rivoluzionare ogni aspetto della mia vita: le relazioni, trovando un nuovo amore, il lavoro, riuscendo ad entrare nell’azienda dei miei sogni, le amicizie, stringendo nuovi legami con persone speciali, persino il mio aspetto fisico, iniziando a condurre uno stile di vita sano, con attenzione all’alimentazione e praticando costante attività fisica, curando il mio look, perché credo fortemente che quando ci prendiamo cura del nostro fuori in fondo ci stiamo prendendo cura anche del nostro dentro.

Com’è avvenuto il tuo incontro con Aimac?

Una sera, per caso, mi sono imbattuta nel vostro forum. E ho sentito la necessità di parlare della mia esperienza legata a mia mamma. E mentre scrivevo, piangevo. Cosa che del resto succede sempre, ancora oggi a distanza di 10 anni. Ma la cosa più importante è che dopo quella sera sono riuscita ad iniziare a scrivere la mia autobiografia. Da tempo ci stavo pensando e desideravo farlo, ma non ero mai riuscita a trovare lo stimolo ed il momento giusto per iniziare. E, soprattutto, in quel vostro forum ho letto un grido di aiuto che oggi ancora non scordo. Una ragazza parlava del suo papà venuto a mancare da pochissimo tempo. E scriveva: “Siamo tanti, aiutiamoci”. E questo grido oggi desidero accoglierlo e fare qualcosa di concreto per dare il mio aiuto.

Chi sei oggi?

Oggi posso finalmente affermare con grande orgoglio e con un pizzico di commozione di essere una donna che si ama. Una donna forte, determinata, consapevole delle proprie capacità, coraggiosa, sorridente e pronta ad aiutare chi mi chiede aiuto, sensibile (un tempo lo annoveravo tra le mie debolezze se non tra i miei peggiori difetti, oggi lo menziono con orgoglio tra i miei punti positivi e addirittura di forza), empatica, positiva, energica, piena di idee e progetti, dinamica, resiliente, affidabile, dolce…di nuovo. Attraverso un lungo percorso passato dal self-empowerment, dal counseling, da corsi ed esercitazioni mirati ad aumentare la consapevolezza di me, a riconoscere i miei perché, da innumerevoli letture che sono state di grande ispirazione, sono finalmente riuscita a mettere insieme i pezzi del puzzle di cui si compone la mia vita e a capire qual è la mia missione nella vita, il mio senso. Così ho deciso di iniziare a camminare nella strada professionale che desidero per me e che sento mi porti verso la mia piena realizzazione. E questa mia nuova strada è il Life Coaching, insieme alla stesura della mia autobiografia.

Perchè hai deciso di fare questa intervista?

Per condividere. Perché chi si trova nella mia situazione molto spesso si sente solo. Ma non lo è. Per dare voce ai familiari di un malato di tumore, perché affrontano e portano il peso di una sofferenza grande. Con il racconto della mia esperienza personale, voglio trasmettere un messaggio positivo e di forza nonostante il dolore enorme vissuto. Voglio aiutare a riconoscere e valorizzare l’immensa forza che questa esperienza ha lasciato dentro a tutti noi che ci siamo trovati in questa dolorosa dimensione. Forza speciale con la quale si possono riprendere le redini della propria vita e farne qualcosa di meraviglioso, trasformandosi nella migliore versione di sé, sorretti da questo potere speciale, per tornare a vivere una vita fatta di una nuova felicità piena.

Questa è oggi la mia mission, il mio scopo nella vita, il mio “Ikigai” per usare un termine di un paese meraviglioso che amo, il Giappone. E sento che questo mio obiettivo è al servizio della vita e ne sono orgogliosa. Perché sono convinta che la morte di mia mamma non sia stata vana, bensì porterà cose meravigliose, non solo per me ma per tante, tantissime persone.

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