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La storia di Milena

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Chi sei? Parlaci un po’ di te

Mi chiamo Milena ho 54 anni e dedico la mia vita alle donne. Le studio e insegno loro come essere più femminili, aggraziate ed eleganti. Insegno Burlesque e presenza scenica perché mi sono innamorata del teatro in gioventù, sono stata una danzatrice del ventre, ho unito quindi le due discipline per aiutare le donne ad aumentare la propria autostima, a sentirsi meglio con il proprio corpo e a stare meglio insieme agli altri. Avevo un bellissimo lavoro che ho abbandonato per seguire la mia anima di artista, così ho coronato un sogno per non avere rimpianti. Non ho figli ma ho tante tante “sorelle” a cui insegno l’arte della seduzione e a divertirsi con ironia.

Arriviamo alla comunicazione della tua diagnosi, come ti sei sentita in quel momento?

Mi sono sentita persa, ma come, ma no, a me? Ho pensato. Avrei anche dovuto pensarci prima, dal momento che mia mamma ebbe tre tumori in vita, avrebbe dovuto pensarci anche il ginecologo che vedevo regolarmente ma così non è stato e un bel giorno si è presentato il tumore ovarico quando ormai era già ampiamente sviluppato. Stavo bene, a parte i dolori all’addome, mai e poi mai avrei pensato una malattia così devastante e le sue conseguenze. Ricordo ancora che ero tranquilla sul letto operatorio, perché ho sperato fino all’ultimo che fosse cosa di poco conto… ma dopo mi hanno riferito, carcinoma ovarico di alto grado stadio III, ho preso coscienza della gravità della situazione e mi sono fatta aiutare fin da subito. Il supporto psicologico mi è stato di grande aiuto. La chirurgia ha fatto il resto e adesso proseguo assumendo con un farmaco specifico tutti i giorni.

Chi ti è stato accanto?

Il mio compagno Riccardo, siamo insieme da tanti anni, pensate frequentavamo lo stesso liceo e poi ci siamo rivisti in età adulta, ognuno col proprio bagaglio di vita. E’ stato fondamentale in questo percorso, continuava a ripetermi che ero bellissima anche quando non mi sentivo affatto così. Quando non hai più capelli, quando ti ritrovi con un corpo mutilato, quando sei fragile, quando non stai bene, sapere che hai un pilastro accanto, mi sono sentita davvero fortunata. Oltre a un sacco di amiche che mi sono state vicine. Quando ci vedevamo in chat – periodo di pandemia - si coprivano la testa anche loro per non farmi sentire diversa, che donne! Ho ritrovato amici lontani che si sono fatti vivi anche solo per un saluto affettuoso, una vicinanza, hanno dedicato un attimo per me.

Credi che il percorso che hai/stai affrontando ti abbia resa una persona diversa?

Sono sempre stata piuttosto combattiva, ora mi trovo a sorvolare su cose poco importanti e prediligo battermi per ciò che davvero conta. Ho messo la mia persona prima di tutto, prima di quello che ti impongono i medici. Sono stata ad ascoltare il mio corpo che aveva bisogno di essere accolto di nuovo, ho avuto bisogno di tempo e pazienza. Ho imparato ad aspettare e a gioire per i piccoli successi quotidiani. La chemioterapia mi debilitava tanto, non riuscivo a reggermi in piedi in casa, avevo timore di fare le scale, ho avuto tanto freddo, questo lo ricordo bene, ricordo bene i dolori alle ossa di notte. Quando finalmente sono riuscita a scendere una rampa di scale ero emozionata dalla gioia, una conquista dopo tanto tempo. Così come adesso, vedere nuovamente i  capelli, riprendere a truccarmi, a farmi bella per me, tornare a sorridere, gustare il cibo, insomma diversa si, più consapevole di vivere ogni giorno come un meraviglioso miracolo. Adesso affronto il quotidiano con una consapevolezza diversa, so che ce la posso fare perché quello che ho vissuto e che sto affrontando è impervio e pieno di imprevisti, difficoltoso e arduo. Il nemico è alla porta.

Com’è avvenuto il tuo incontro con Aimac?

Cercavo sul web una assistenza per la riabilitazione fisica a livello pelvico, difficile da trovare a Milano, ti operano e poi non sono in grado di darti assistenza per riabilitare il fisico, per riprendere le funzioni fisiologiche, per ridarti la serenità nei rapporti intimi. AIMAC mi ha suggerito una struttura e li ringrazio per questo. Sono stati disponibili fin da subito. Sanno che se ti rivolgi a loro hai un problema, mi sono sentita accolta e accompagnata. Ho sentito amorevolezza e professionalità, non è da tutti. Mi ero rivolta ad altre associazioni ma solo in AIMAC ho trovato il conforto che cercavo.

Perchè hai deciso di fare questa intervista?

Mi è stato chiesto e mi è parsa da subito una possibilità da cogliere, un’altra possibilità di parlare della mia storia a persone che hanno un percorso di malattia personale o di conoscenti. Il coraggio lo trovi, ti viene, ti appartiene e devi usarlo.

Chi sei oggi?

Una donna coraggiosa, si. Posso aiutare altre donne ad affrontare un percorso difficile, si. Credo di essere la persona di sempre, per fortuna il mostro non mi ha tolto il sorriso, amo ridere e scherzare come sempre nella mia vita, ma sono diversa, si, decisamente diversa. Combatto.

Milena Bisacco

Milano, 3/5/2021

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