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La chemioterapia per il cancro dello stomaco

La chemioterapia consiste nell’impiego di farmaci, detti citotossici o antiblastici, che, attraverso il circolo sanguigno, possono raggiungere le cellule tumorali in ogni parte dell’organismo. I farmaci chemioterapici sono somministrati tipicamente per via endovenosa e in alcuni casi in compresse. La loro somministrazione avviene attraverso cicli di trattamento a cadenza variabile (settimanale, trisettimanale). La durata di ogni somministrazione (da minuti a ore) dipende dai farmaci utilizzati; generalmente le sedute sono eseguite in regime ambulatoriale e solo in alcuni casi può essere necessario il ricovero in ospedale.        

Per il trattamento del cancro dello stomaco la chemioterapia può essere attuata:

  • dopo l’intervento chirurgico nel caso in cui, nonostante il tumore e i linfonodi siano stati rimossi, vi sia il rischio che possano essere sfuggite alcune cellule tumorali troppo piccole per essere visualizzate, con la conseguenza che in futuro potrebbe insorgere una recidiva. Questo tipo di chemioterapia che si definisce adiuvante potrebbe ridurre il rischio di recidiva e migliorare le prospettive di vita a lungo termine del paziente. Secondo alcuni studi condotti in Giappone e nei paesi occidentali, tale terapia può ridurre in maniera significativa il rischio di recidiva. Spesso il problema collegato con quest’approccio è la limitata tollerabilità della chemioterapia da parte di pazienti sottoposti a una chirurgia estesa che provoca problemi importanti soprattutto di natura nutrizionale;
  • prima dell’intervento chirurgico se il tumore non si è diffuso oltre lo stomaco, ma non è operabile. Questo tipo di chemioterapia che si definisce neoadiuvante ha lo scopo di tentare di ridurre il diametro tumorale e aumentare le probabilità di successo della chirurgia;

  • prima e dopo l’intervento chirurgico nei casi in cui il tumore sia operabile alla diagnosi, ma già esteso oltre la sottomucosa e/o con linfonodi invasi dalla malattia. Questo tipo di chemioterapia, che si definisce perioperatoria, prevede una terapia molto breve prima dell’intervento chirurgico (due cicli sembrano sufficienti e con due soli farmaci come il 5-fluorouracile e il cisplatino, che sono generalmente ben tollerati) e 3-4, se il paziente li tollera, dopo l’intervento chirurgico. Tale trattamento ha dimostrato di migliorare la probabilità di guarigione dalla malattia operabile, con una migliore tollerabilità, e dovrebbe essere sempre più considerato anche in Italia il trattamento standard per questi pazienti come avviene nei principali centri oncologici europei e mondiali.
    Più spesso la chemioterapia si attua nei casi in cui le cellule tumorali si sono diffuse oltre lo stomaco, invadendo altri organi. In tali casi, il trattamento ha lo scopo di ridurre le dimensioni del tumore e controllare la malattia, prolungando la sopravvivenza del paziente, migliorandone al contempo la qualità di vita. Questo tipo di trattamento si definisce palliativo.

Effetti collaterali

Le reazioni alla chemioterapia variano da soggetto a soggetto e in funzione dei farmaci utilizzati. Alcuni effetti collaterali si manifestano durante o subito dopo la chemioterapia, altri possono verificarsi a distanza di tempo. Nella maggior parte dei casi gli effetti collaterali sono comunque controllabili con specifici trattamenti e in genere reversibili.

I disturbi principali possono essere rappresentati da:

nausea e vomito; alterazione dei valori dell'emocromo con calo dei globuli bianchi (e conseguente possibile aumento del rischio di infezione), delle piastrine (con possibile sanguinamento) e dei globuli rossi con conseguente anemia;  caduta dei capelli; stomatitestipsi, diarrea e dolori addominali; diminuzione dell'appetito; modificazioni del gusto; modificazioni del gusto; stanchezza; dolori ossei, articolari o muscolari; crampi muscolari; iperpigmentazione o desquamazione della cute o delle unghie; disturbi neurologici (formicolii e prurito a mani e piedi talora associati a diminuita sensibilità e raramente a difficoltà al movimento); alterazioni della funzionalità epatica e renale; reazioni allergiche localizzate o generalizzate; alterazioni della funzionalità cardiaca; stravaso del farmaco chemioterapico dalla vena in cui viene infusa la terapia; alterazioni del ciclo mestruale con possibile menopausa precoce. 

Durante la chemioterapia, è importante usare un metodo contraccettivo (ad esempio il profilattico) per l’intera durata del trattamento e anche per alcuni mesi dopo la sua conclusione, perché i farmaci possono influire negativamente sullo sviluppo fetale.

 

Per approfondire:

Maggiorni informazioni sulla chemioterapia sono disponibili su La chemioterapia.

 

Informazioni aggiuntive

Letto 15819 volte Ultima modifica il Mercoledì, 09 Marzo 2016

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