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La terapia con gli anticorpi monoclonali per il cancro della mammella

Gli anticorpi monoclonali sono farmaci a bersaglio, ossia farmaci intelligenti in grado di colpire in modo specifico una proteina presente sulle cellule tumorali o nel circolo sanguigno, chiamata anche target molecolare, che riconoscono in modo altamente selettivo. L’obiettivo nel trattamento e nella cura del tumore della mammella è, infatti, innanzitutto guarire le donne, ma anche salvaguardarne la qualità di vita. In questo senso gli anticorpi monoclonali, mirati a colpire bersagli molecolari così specifici, permettono di limitare al massimo gli effetti collaterali della chemioterapia classica.

Per il trattamento dei tumori della mammella gli anticorpi monoclonali più utilizzati sono trastuzumab e bevacizumab, meglio noti con i nomi commerciali di Herceptin® e Avastin®, rispettivamente.

Trastuzumab (Herceptin®)
Questo farmaco  è indicato nel trattamento di tumori della mammella che producono grandi quantità della proteina HER2, presente sulla superficie delle cellule tumorali e in grado di stimolare la loro moltiplicazione. Il farmaco si lega alla proteina HER2 e in questo modo può arrestare la crescita delle cellule tumorali. Tuttavia solo il 25% circa dei tumori della mammella presenta alti livelli di proteina HER2 (si definiscono per questo HER-2 positivi).
L’indicazione alla terapia con trastuzumab è, infatti, definita esclusivamente in relazione alla presenza di elevati livelli di espressione della proteina HER2. La terapia si somministra per via endovenosa una volta alla settimana o ogni tre settimane; generalmente si effettua  in regime ambulatoriale. Ogni infusione può avere una durata variabile (da 90 minuti a 30 minuti).

La finalità del trattamento varia a seconda della fase di malattia:

  • malattia in fase iniziale: il trattamento contribuisce a ridurre il rischio di ripresa del tumore e induce ottime risposte anche quando impiegato come terapia primaria. Generalmente si somministra in associazione con la chemioterapia o alla sua conclusione. La durata complessiva del trattamento è di un anno; 
  • malattia localmente avanzata: il trattamento contribuisce a ridurre l’estensione locale di malattia consentendo di migliorare l’operabilità del tumore e anche della prognosi. Si somministra generalmente in associazione alla chemioterapia e si prosegue anche alla sua conclusione;
  • malattia in fase metastatica: il trattamento più frequentemente si associa alla chemioterapia o alla terapia ormonale, ma può essere utilizzato anche da solo.

Quando è impiegato in associazione alla chemioterapia o all’ormonoterapia, migliora la prognosi rispetto alla sola chemioterapia o alla sola ormonoterapia. La durata del trattamento varia in funzione della risposta alla terapia.

Con riferimento agli effetti collaterali, il trattamento con trastuzumab è in genere ben tollerato. Gli effetti collaterali più comuni insorgono in genere alla prima somministrazione del farmaco (durante l’infusione o nelle ore immediatamente successive) e sono rappresentati da brividi, febbre e sintomatologia simil-influenzale (di breve durata), cefalea, sonnolenza. Sono, invece, rari i casi di alterazioni della funzionalità contrattile del muscolo cardiaco (raramente associato a scompenso cardiaco) e ipertensione arteriosa. Questi disturbi, per altro rari, sono generalmente reversibili con ripristino di una normale funzionalità cardiaca alla sospensione del trattamento e con adeguata terapia cardiologica. Per tale motivo periodicamente verranno richiesti specifici esami cardiologici. Altrettanto rari sono i casi di disturbi respiratori e reazioni allergiche.

Bevacizumab (Avastin®)
Bevacizumab è l'anticorpo monoclonale che ‘affama’ il tumore, il primo farmaco antitumorale che ha come bersaglio l'angiogenesi. I farmaci farmaci anti-angiogenesi inibiscono la formazione di nuovi vasi. Impedendo il collegamento del tumore con i vasi sanguigni circostanti, riducono o bloccano il rifornimento di sangue, elemento fondamentale per la crescita, sopravvivenza e diffusione delle cellule tumorali.

In particolare, bevacizumab è un anticorpo monoclonale anti-VEGF (fattore di crescita endoteliale vascolare), il più importante fattore di crescita con attività angiogenica. Nella malattia in fase avanzata e metastatica ed inoltre in tutti i casi in cui non si riscontra la presenza della proteina HER2 sulla superficie delle cellule tumorali (il tumore si definisce per questo HER2-negativo), questa terapia consente di ottenere un buon controllo della malattia,  in particolare nella fase metastatica della malattia, riuscendo a impedirne la progressione.

La terapia è somministrata per via endovenosa ogni 2 o 3 settimane; generalmente si effettua  in regime ambulatoriale. Ogni infusione può avere una durata variabile (da 90 minuti a 30 minuti).

Per quanto concerne gli effetti collaterali, il trattamento è in genere ben tollerato. Gli effetti collaterali più comuni sono rappresentati da ipertensione, stanchezza, nausea, diarrea e dolore addominale, alterazione dei processi di cicatrizzazione; cefalea, sonnolenza; alterazione dei valori dell’emocromo.
Con riferimento allo sviluppo di ipertensione, prima di iniziare il trattamento è necessario controllare adeguatamente l'ipertensione preesistente e nel corso della terapia è generalmente raccomandato il monitoraggio della pressione arteriosa. Nella maggior parte dei casi l’ipertensione viene adeguatamente controllata con un trattamento antiipertensivo. Sono rari i casi di perforazione gastrointestinale,  emorragie,  tromboembolia arteriosa e venosa.

 

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