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La chirurgia per il cancro della mammella

Il chirurgo oncologo che vi ha in cura discute con voi il tipo di intervento più appropriato in funzione delle dimensioni e dell’eventuale diffusione del tumore. La tecnica chirurgica può essere:

  • conservativa: il chirurgo asporta solo il tumore con un’area di tessuto mammario circostante; oppure
  • demolitiva: il chirurgo asporta tutta la mammella. (mastectomia)

In determinate situazioni è buona norma, prima di programmare l’intervento chirurgico, eseguire una serie di indagini radiologiche (radiografia del torace, ecografia dell’addome e della pelvi, scintigrafia ossea) per confermare che la malattia è localizzata alla mammella, ed eventualmente ai linfonodi ascellari, ed escludere la presenza di metastasi a organi distanti.

Tipi di intervento

Verifica dello stato linfonodale

La tecnologia in aiuto del chirurgo

Dopo l'intervento


 

Tipi di intervento

Resezione conservativa: consiste nell’asportazione del tumore con un’ampia area di tessuto circostante. Il tessuto rimosso è inviato in laboratorio per l’esame istologico al microscopio. È seguita di solito dalla radioterapia. La maggior parte delle pazienti si dichiara esteticamente soddisfatta dopo l’intervento.

Mastectomia: consiste nell’asportazione di tutta la mammella. Si rende necessaria nei casi in cui il tumore è voluminoso oppure è piccolo, ma con estesa componente intraduttale, oppure è multicentrico e multifocale. Talvolta, oltre alla ghiandola mammaria, può essere necessario asportare i linfonodi ascellari. Grazie alle moderne metodiche di diagnosi precoce sono ormai molto rari i casi in cui la mastectomia richiede anche la dissezione dei muscoli pettorali.

La mastectomia è seguita dalla chirurgia ricostruttiva. Nella maggior parte dei casi la ricostruzione è differita, ossia avviene a distanza di alcuni mesi dalla mastectomia. In tali casi, l’intervento di asportazione della mammella si conclude con il posizionamento di un espansore, un palloncino di gomma sgonfio che viene poi gradualmente riempito con soluzione fisiologica nell’arco di un periodo di 3-4 mesi allo scopo di far distendere progressivamente la pelle. Una volta raggiunta una distensione adeguata, la mammella è ricostruita con l’utilizzo di protesi o di tessuti prelevati dall’addome o dal  gluteo, rimandando ad un secondo tempo la creazione dell’areola e del capezzolo. Talvolta, per motivi estetici il chirurgo plastico rimodella anche la mammella sana.

Verifica dello stato linfonodale

L’ascella contiene circa 20 linfonodi, anche se il numero esatto varia da persona a persona. Verificare lo stato dei linfonodi del cavo ascellare omolaterale dopo l’intervento è importante per accertare se le cellule neoplastiche si sono diffuse al di fuori della mammella e per stabilire la necessità di ulteriori trattamenti. Le tecniche più utilizzate a questo scopo sono:

  • dissezione (o svuotamento) ascellare: il chirurgo asporta tutti i linfonodi. Se l’esame istologico conferma la presenza di cellule tumorali, può essere raccomandato un trattamento con ormonoterapia o chemioterapia. La dissezione ascellare può causare il linfedema;
  • biopsia del linfonodo sentinella: durante l'intervento di asporatazione del tumore, il chirurgo rimuove solo il linfonodo più vicino al tumore, dopo averlo identificato mediante sostanze coloranti o radiotraccianti preventivamente iniettate. Gli altri linfonodi sono asportati soltanto nel caso in cui l’esame istologico estemporaneo accerti la presenza di cellule tumorali.
    Rispetto alla dissezione ascellare, la biopsia del linfonodo sentinella, a parità di affidabilità, riduce l’entità del linfedema e del fastidio al braccio, e non richiede l’applicazione di un drenaggio della ferita.

La tecnologia in aiuto del chirurgo*

L’intervento deve essere realizzato da un chirurgo di grande esperienza e competenza in grado di capire qual è il miglior approccio per ogni paziente nell’intento di rimuovere tutte le cellule tumorali, ma anche di mantenere una buona immagine  corporea. Tuttavia anche la tecnologia ha la  sua importanza. Si è già accennato alla biopsia del linfonodo sentinella, che consente di asportare i linfonodi dell’ascella solo nei casi di dimostrata presenza di cellule tumorali.

Vi è poi la centratura radioguidata di un tumore non palpabile accertato dalla mammografia. Affinché il chirurgo possa asportare con successo un tumore così piccolo è necessario che sia ‘centrati’, vale a dire reso reperibile al momento dell’intervento mediante iniezione di sostanze radiotraccianti, un metodo che assicura migliori risultati rispetto alle metodologie tradizionali come l’inserimento di un filo metallico nella zona  da asportare.

Infine la radioterapia intraoperatoria. Uno dei principi della chirurgia conservativa è che si può anche evitare di asportare tutto il seno (nei tumori in stadio iniziale) a patto di irradiare la mammella  conservata per ‘sterilizzare’ le eventuali cellule tumorali residue. La  radioterapia esterna della mammella non dà disturbi, non ha effetti  collaterali ed è un trattamento ormai consolidato da oltre quarant’anni di esperienza. La possibilità di irradiare la mammella durante l’intervento chirurgico riduce la complessità della terapia e rende più breve, se non addirittura inutile in casi selezionati, la successiva irradiazione dall’esterno. Si tratta, tuttavia, di un intervento non ancora convenzionale e attuato solo in casi particolari e in un numero limitato di centri.

*Le informazioni riportate in questo capitolo sono tratte da: A. Costa, Donne e tumore al seno, O.N.D.A. Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (www.ondaosservatorio.it).

 

Dopo l’intervento

Sarete incoraggiate ad alzarvi e a camminare quanto prima possibile. Se alla ferita è stato applicato un tubicino di drenaggio, questo è rimosso alcuni giorni dopo l’intervento, ma potete essere dimesse anche se è ancora in sede.

La degenza: la sua durata dipende dalla tecnica chirurgica. Non si possono escludere a priori eventuali complicanze che prolunghino i tempi di degenza.

Dolore o fastidio: nei primi giorni del post-operatorio potreste avvertire dolore o fastidio intorno alla ferita e sotto il braccio. Questi sintomi scompaiono dopo qualche settimana, ma se persistono, informate il medico curante, affinché vi somministri gli analgesici più efficaci. Talvolta il dolore al braccio persiste anche a distanza di un anno e più dal trattamento. In tal caso, è bene informare l’oncologo, il quale vi invierà ad uno specialista nel controllo del dolore.

Alcune pazienti accusano un dolore che si trasmette come una frustata dall’ascella al palmo della mano e che talvolta è talmente intenso da impedire anche i più piccoli movimenti del braccio. Questa sensazione è dovuta all’indurimento dei vasi linfatici. In tali casi la fisioterapia e talvolta anche una terapia antibiotica possono recare sollievo. Il fastidio di solito scompare gradualmente con il tempo, ma a volte può ripresentarsi.

Rigidità della spalla: si può avvertire soprattutto dopo un intervento di mastectomia. È importante svolgere gli esercizi che preservano la mobilità della spalla consigliati dal fisioterapista.

Gonfiore intorno alla ferita: è dovuto all’accumulo di sangue o di linfa. La raccolta di liquido scompare dopo qualche settimana, ma talvolta potrebbe raggiungere proporzioni tali da richiedere l’applicazione di un drenaggio.

Insensibilità e formicolio: se durante la dissezione ascellare sono stati lesi i nervi che irradiano la regione, l’avambraccio omolaterale può risultare rigido o insensibile o potreste avvertirete una sensazione di formicolio. In tali casi un fisioterapista può consigliare alcuni esercizi per recuperare la funzionalità dell’arto. Talvolta, però, tali effetti potrebbero essere permanenti.

Il linfedema: lieve gonfiore del braccio o della mano omolaterali che si manifesta dopo un intervento di dissezione ascellare o di radioterapia. Talvolta il gonfiore può essere notevole e molto invalidante, ma tale stadio si raggiunge gradualmente nel giro di pochi mesi o di diversi anni dopo l’intervento. Il rischio di linfedema è più elevato se la dissezione ascellare è stata totale o se sono stati asportati più di quattro linfonodi e il trattamento è stato completato con la radioterapia dell’ascella.

La cicatrice: tutte le tecniche chirurgiche lasciano una cicatrice e influiscono in maniera diversa sul futuro aspetto della mammella. L’aspetto estetico è molto importante, e se ne deve discutere approfonditamente con il chirurgo. In ogni caso si deve tenere presente che l’aspetto della cicatrice dipende dalla risposta fisica individuale.

La protesi mammaria: dopo la mastectomia senza ricostruzione immediata vi sarà consegnata una protesi provvisoria da collocare all’interno del reggiseno, che deve essere indossata subito dopo l’intervento quando la regione è ancora sensibile. Quando la ferita è perfettamente cicatrizzata, potrete richiedere la protesi definitiva in silicone, molto simile alla mammella naturale. Il Servizio Sanitario Nazionale fornisce gratuitamente la protesi mammaria esterna alle donne che abbiano subito una mastectomia unilaterale o bilaterale, dietro semplice richiesta corredata da idonea documentazione.

I controlli postoperatori: prima di essere dimesse vi sarà fissato l’appuntamento per la visita di controllo da effettuare presso l’ambulatorio. È in tale occasione che, generalmente, l’oncologo comunica il risultato dell’esame istologico e consiglia il trattamento più indicato per il vostro caso.

Informazioni aggiuntive

Letto 59999 volte Ultima modifica il Martedì, 05 Aprile 2016

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